Il genio di Thomas Bernhard tra romanzi, malattia e nichilismo

Compirebbe oggi 81 anni, Thomas Bernhard, romanziere e drammaturgo austriaco, oltre che poeta e giornalista, ritenuto tra i massimi esponenti della letteratura contemporanea.

Una storia quantomai particolare, figlio di un amore fugace, non conoscerà mai il padre per l’espatrio della madre che lo partorirà in Olanda, mentre il padre trasferitosi in Germania morirà quando Thomas non aveva ancora compiuto 9 anni.

Nuovamente a Vienna, Thomas vive assieme alla madre dai nonni materni, in presenza del nonno scrittore Johannes Freumbichler, trascorrendo il periodo che lui stesso definirà paradisiaco. Thomas seguirà i nonni anche nel successivo spostamento dalla capitale Vienna a Seekirchen am Wallersee, piccola cittadina alle porte di Salisburgo, mentre la madre si trattiene a Vienna per lavoro e intraprendendo una relazione presto conclusa con il matrimonio con Emil Fabian, apprendista parucchiere ed attivista dell’organizzazione clandestina del Partito Comunista Austriaco già frequentata dal fratello di lei Farald.

Il nuovo padre lascia molto presto Vienna per Traunstein, una città bavarese appena aldilà delle alpi, dove entro poco giungeranno anche Thomas, la madre e i nonni. Thomas comincerà la carriera scolastica già a quattro anni sotto spinta del nonno che lo volle introdotto alla musica e all’arte, esperienza, quella scolastica, traumatica perchè si sente discriminato in quanto austriaco. Anche per il nonno Johannes la permanenza nella Germania del Nazismo è altrettanto soffocante e conduce ad un blocco creativo che impedisce la chiusura di una seconda opera dopo il successo del primo e unico romanzo “Philomena Hellenhub”, valso l’attribuzione del “Premio nazionale austriaco per la Letteratura”.

Thomas sarà urtato così fortemente dalla situazione da costringere la madre a consegnarlo ad un istituto di rieducazione in Turingia. Thomas Bernhard descriverà questi anni come gli anni di una subita educazione al rigore, al nazismo, contatto peraltro diretto dopo l’ammissione nel 1943 al Convitto Nazionalsocialista di Salisburgo. Solo il segno lasciato dal nonno gli avrebbe impedito di seguire i continui propositi di suicidio.

Finita la guerra, torna nuovamente a Salisburgo, dove il convitto nazionalsocialista è diventato convitto cattolico. Per quanto visto e vissuto non avrà pietà quando negli anni Settanta racconterà la realtà dell’Austria e degli austriaci.

Spesso criticato in patria come “esterofilo”, per usare un eufemismo, data la sua visione critica dell’Austria, Bernhard ebbe grande fortuna all’estero. La sua produzione è fortemente influenzata dalla sensazione di solitudine (provata soprattutto nell’infanzia e nell’adolescenza) e dal suo male incurabile, che gli fece vedere la morte come ultima essenza dell’esistere. Le sue opere sono spesso lunghi monologhi sulla situazione del mondo e su come esso influisca sulla vita quotidiana, opere, dove lo spettatore è considerato come l’altra parte di un dialogo.

Si ricordano grandi successi di altissima levatura come:

  • Perturbamento l’opera che fece conoscere l’autore al grande pubblico è considerata dalla critica la sua più inquietante e nichilista. Un giovane universitario che segue il padre medico di campagna, nelle sue molteplici visite, scenario idilliaco campestre presto frantumato contro quello del dolore: ogni malato che i due visitano soffre di un qualche orrendo male attraverso il quale il dottore intende esporre il figlio, un idealista studente di scienza e razionale, all’ubiquità della malattia, della brutalità, della morte.
  • Mirabile poi la raccolta edita da Adelphi sotto il titolo di Autobiografia di: “L’origine”, “La cantina”, “Il respiro”, “Il freddo”, “Un bambino”; i cinque libri autobiografici pubblicati da Bernhard fra il 1975 e il 1982.
  • Al limite boschivo, di cui trl’altro è stata da poco pubblicata la ristampa edita da Guanda. Tre racconti – Kulterer, L’Italiano e Al limite boschivo – che “fotografano l’unica follia senza scampo, quella della razionalità”.

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