Roger Casement rivive nel nuovo capolavoro di Vargas Llosa

«Gli eroi non sono statue, non sono esseri perfetti»

Il fascino della avventurosa vita e dei pensieri di un uomo come Roger Casement, imperialista, rivoluzionario e difensore degli oppressi, non poteva non intrigare il premio Nobel peruviano Vargas Llosa, che già in passato ricostruì in modo magistrale la vita di figure storiche intriganti e complesse (come il dittatore dominicano Trujillo o il pittore Gauguin). Quella di Casement è davvero una storia unica, da romanzo e Vargas Llosa ce la racconta ne ‘Il sogno del Celta

Irlandese, nato nel 1864, si trovò a indagare sugli orrori del colonialismo, seguendo la scia di sangue e denaro proveniente dall’affare planetario tra Otto e Novecento: la raccolta del lattice per la produzione del caucciù. Il Congo belga di Leopoldo II e la foresta amazzonica tra Perú, Colombia e Brasile sono i due scenari in cui Casement esercita il suo ruolo di osservatore, su incarico del governo inglese, e le condizioni d’incredibile sfruttamento in cui vede costrette le popolazioni indigene lo convincono della necessità di una lotta senza quartiere contro i massacri dei colonialisti, contro le prevaricazioni dell’uomo sull’uomo. Le sue denunce furono raccolte in due rapporti commissionati dal governo britannico che crearono una pressione internazionale tale da costringere infine Leopoldo II del Belgio a cedere il Congo – allora una sua proprietà personale – e a portare in tribunale il presidente della Peruvian Amazon Company per le atrocità commesse sugli indios dell’Amazzonia

Questo suo grande impegno lo portò ad essere nominato Cavaliere del Regeno, peccato che, proprio gli orrori cui assistette nel cuore dell’Africa e nella giungla peruviana, gli suggeriscono  un parallelo con quanto accadeva al suo paese: Inizia a disprezzare, anche pubblicamente l’Impero Britannico e la sua indole rivoluzionaria lo porterà, prima a lasciare il servizio consolare, poi a muoversi verso una seconda vita che aveva nella liberazione dell’Irlanda il suo principale obiettivo. Affermò pubblicamente, più e più volte, che il re d’Inghilterra non era il legittimo monarca dell’Irlanda e che gli irlandesi avevano il diritto di ribellarsi, subito e anche armati.

Il 12 aprile 1916 viene arrestato sulle coste dell’Irlanda mentre tenta di far arrivare un carico di armi destinate ai rivoluzionari irlandesi. Viene immediatamente accusato di alto tradimento alla Corona Inglese e condannato all’impiccagione. In suo favore si mobilitano tanti grandi intellettuali dell’epoca, come Conan Doyle, Bernard Shaw e Yeats, ma i loro tentativi di salvarlo da morte certa furono vani. Prima di morire Casement subì anche un violento linciaggio morale a seguito della pubblicazione dei suoi diari privati, che rivelarono un lato oscuro della sua personalità fatto di scabrose passioni omosessuali e di amori a pagamento con giovani partner occasionali.

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