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I ragazzi che si amano poesia di Jacque Prevert

I ragazzi che si amano si baciano in piedi
contro le porte della notte
e i passanti che passano li segnano a dito
ma i ragazzi che si amano
non ci sono per nessuno
ed è la loro ombra soltanto
che trema nella notte
stimolando la rabbia dei passanti
la loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
essi sono altrove molto più lontano della notte
molto più in alto del giorno
nell’abbagliante splendore del loro primo amore.

Jacque Prevert

Jacque Prevert è uno dei più noti poeti francesi contemporanei. Nato a Neuilly-sur-Seine il 4 febbraio 1900 e morto ad Omonville-la-Petite, 11 aprile 1977.
Nella poetica di Prévert emerge con forza il concetto di amore come unica salvezza del mondo ed è una gioia che coincide con la nascita e con la vita.
Forte è il richiamo alla primavera le grand bal du printemps e alla figura del bambino
Tra i maggiori esponeneti del SURREALISMO, diviene un punto di riferimento del simbolismo di alta scuola francese, sempre alla ricerca di un ritmo che non si discosta mai dal linguaggio comune.

Raymond Queneau, parigi, Zazie e gli esercizi di stile

Nasceva il 21 febbraio 1903, sulle coste dell’alta Normandia e più precisamente a Le Havre sulla riva destra dell’estuario della Senna, lo scrittore, poeta e matematico Raymond Queneau.

Raymond è da subito un esempio di studente modello,  contemporaneamente alla scuola, infatti, studia anche pianoforte e solfeggio. Nel 1914, con la Grande Guerra che ormai è alle porte, comincia a tenere un diario, mentre buona parte di Le Havre si mobilita. Queneau continua a studiare, dando inizio alla sua famosa mania di stendere e tenere aggiornate liste, inventari, statistiche, mappe e di interessarsi un poco a tutta una serie di discipline dall’archeologia alla matematica statistica. Particolarmente è attratto da Charlot, Verhaeren e gli aeroplani, e già molto giovane comincia a scrivere sia romanzi che poesie, alcune delle quali verranno alla luce nel tempo, anche se inedite, altre non vedranno mai altro che le sue mani perchè bruciate da lui stesso poco tempo dopo.

Terminata la guerra tra le sue letture, predilige Apollinaire, Bloy, Poe, Rimbaud, poi Laforgue, Conan Doyle, Verlaine, ma si interessa anche di avanguardia, di dadaismo e psicoanalisi e riceve una medaglia offerta dalla città quale studente meritevole, in occasione del diploma. Quando decide di studiare filosofia, il padre apre un negozio a Épinay-sur-Orge e il figlio si iscrive alla prestigiosa Università di Parigi, la Sorbona. Nella capitale scopre i surrealisti e si abbona alla rivista “Littérature”, diretta da Breton, Aragon e Soupault.

Nel tempo avrà contatti con svariate personalità storiche della cultura e dell’arte, come: Jacques Prévert, Robert Desnos, Michel Leiris, Benjamin Péret e Man Ray; o ancora Boris Souvarine, Jean Hélion e lo scrittore americano Henry Miller, Pierre Drieu La Rochelle, Marguerite Duras, Boris Vian, Albert Camus, Sartre, Picasso, Georges Perec e Calvino; solo per citarne una parte.

Si vogliono ricordare tre delle opere più importanti e interessanti dell’autore:

“Esercizi di stile”: un esilarante testo di retorica applicata, un’architettura combinatoria, un avvincente gioco enigmistico. Lo stesso testo declinato in moltissimi stili diversi, dalla descrizione dettagliata al linguaggio burocratico, dalle onomatopee alla lettera d’amore fino alla piece teatrale. Un libro unico che può far capire quanto la lingua possa esprimere attraverso le scelte lessicali e di ritmo. Uno strumento indispensabile per chiunque si avvicini alla scrittura di qualsiasi genere e forma.

“Zazie nel metró”: forse il suo libro più celebra, scritto nel 1959 e portato sul grande schermo l’anno successivo da Louis Malle,
giovane protagonista della nouvelle vague. Il libro parla di Zazie, una ragazzina provinciale ribelle e insolente, arrivata da poco nella Parigi degli anni ’50. Il suo sogno più grande è quello di poter vedere il metró; ma se uno sciopero glielo impedisce, nessuno può trattenerla dal salire su quella giostra vorticosa che per lei diviene Parigi. Scappa dall’olezzo dello zio, ballerino travestito, per incontrare, grazie alla sua vitalità straripante, una galleria eterogenea di personaggi: un conducente di taxi, diabolici flic, la dolce Marceline, una vedova consolabile, un calzolaio malinconico e un querulo pappagallo.


Festival Internazionale di poesia EUROPA IN VERSI
con la “BOTTEGA DI POESIA”

Anche quest’anno al Festival Internazionale di poesia EUROPA IN VERSI. LA CURA DELLA POESIA che si terrà sabato 14 aprile a Villa del Grumello (Via per Cernobbio 11, Como) sarà attiva una “BOTTEGA DI POESIA”: chi, fra il pubblico, scrive versi e voglia ricevere gratuitamente un parere critico, avrà l’opportunità di far leggere le proprie poesie ad un grande poeta contemporaneo, Mario Santagostini.

Per iscrizioni telefonare al 342. 1722962 o inviare una mail con nome, cognome, indirizzo e numero di telefono a lacasadellapoesiadicomo@gmail.com

La “Bottega di poesia” che Mario Santagostini, tra i maggiori poeti contemporanei, “aprirà” anche quest’anno sabato 14 aprile, in occasione della seconda edizione del Festival “Europa in versi.

La cura della poesia” che si terrà a Villa del Grumello , ha lo scopo di offrire a chiunque scrive versi delle indicazioni utili per migliorare e affinare il proprio modo di scrivere. Mario Santagostini leggerà attentamente i testi a lui sottoposti , saprà offrire consigli riguardanti il linguaggio poetico, che va appreso con costante esercizio di lettura e scrittura. Sarà un’occasione unica di avere dei preziosi “input” per acquisire il “mestiere di scrivere”.

Perché una bottega di poesia? Perché , al contrario di quanto comunemente si pensi, sono in molti a scrivere versi, spesso vorrebbero che altri li leggessero, desidererebbero pubblicarli, ma non sanno valutare ciò che scrivono. A volte gli aspiranti poeti non si rendono conto che la poesia non è esternare di getto sentimenti, emozioni, passioni. Anche se uno stato d’animo può farsi così violento da esigere di essere espresso. Allora, se quello lo stato d’animo persiste, è necessario approfondire la conoscenza. In questo modo, con un processo lento, che può durare molto tempo, la poesia assume contorni definiti. E fin qui siamo al contenuto, a ciò che sentiamo di dover comunicare agli altri. Poi, come in ogni campo dell’arte, è necessaria la forma, che significa nel caso della poesia acquisire una tecnica di scrittura : detto con una locuzione, un labor limae. Molti pensano che la poesia debba usare parole ridondanti per avere un significato “alto”. In realtà la grandezza del poeta sta nell’uso sapiente del linguaggio comune . E’ difficile trarre dal minimo delle cose il massimo di realtà profonda. Ma è ciò che il poeta deve fare. Un grande poeta del secondo novecento, Attilio Bertolucci, affermava che per passare dalle velleità poetiche a un tentativo di realizzazione, è necessaria professionalità. Che significa conoscere come è fatto un testo poetico, ovvero i diversi “strati”che lo compongono. Attraverso rapporti che si stabiliscono tra di loro (fonologico, ritmico, sintattico, semantico) il testo si arricchisce di significati complessivi. Andare a “bottega” per gli apprendisti pittori e scultori del Rinascimento era un modo per acquisire una tecnica perfetta, che se unita al talento si concretizzava in opera d’arte. Lo stesso vale per la poesia , che è l’arte del linguaggio.

La prima rappresentazione di “L’importanza di chiamarsi Ernesto” Oscar Wilde

Oscar Fingal O’Flahertie Wills Wilde, scrittore, poeta e drammaturgo, meglio conosciuto come Oscar Wilde nasce a Dublino il 16 Ottobre 1854 Dublino. Un autore che ha ingannato molti con la sua scrittura a prima vista semplice e immediata, ma che in realtà era finemente ricercata e fervente cercatrice del bon mot, uno stile che poteva declinarsi sferzante se non a volte impertinente, Wilde cercava di scuotere il lettore e spingerlo a riflettere senza mai fornire facili soluzioni, raffinato e famoso il suo uso di paradossi e aforismi per i queli resto famoso.

Oscar Wilde ricevette la sua educazione in casa fino ai nove anni per poi andare a continuare gli studi alla Portora Royal School dal 1864 al 1871, seguendo il percorso del fratello maggiore, brillante studente nel 1874 accede al Trinity College di Dublino dove, per i suoi eccellenti studi sui lirici greci, vinse la Berkeley Gold Medal, la più alta onoreficenza per meriti scolastici della scuola.

Nel 1873 grazie all’eccellenza dei suoi studi gli venne riconosciuta una borsa di studio e nel 1874 ne vinse un’altra per la frequenza alle lezioni in materie classiche che ebbe modo di seguire al Magdalen College di Oxford. Gli anni trascorsi all’università di Oxford dove studiò con passione i classici greci vennero in seguito paragonati da Wilde ad un fiore rispetto al resto della sua vita.

Oggi 14 febbraio però è una ricorrenza particolare legata a questo autore che oggi a Londra al St James’s Theatre nel 1895 vedeva andare in scena la prima rappresentazione di L’importanza di chiamarsi Ernesto” (The Importance of Being Earnest) gioco sottile di parole “Earnest” = Onesto / Franco, una delle sue più famose opere, una commedia in tre atti. Un’opera, esilarante, incalzante, piena d’ironia ma contemporaneamente altisonante e maestosa.

Il tutto si svolge tra Londra e la campagna, tra Ernest e lo zio Jack, che però altri non sono che la medesima persona. La necessità che fa da sfondo all’opera è quella dell’evasione dai propri obblighi, situazione che chiamava in causa l’intera società Vittoriana e che nell’opera si può vedere incarnata in diversi personaggi,come Jack con la sua doppia vita o Algernon con l’assistenza verso un amico inesistente o come la giovane Cecily che vive nei suoi mondi di fantasia; chi invece si dimostra ligio ai propri doveri viene disegnato come pedante e piatto, come la signorina Prism. Tutto parte da una intricata serie di eventi che però andrà pian piano a sbrogliarsi, il tutto però condito da battute du eccezionale ilarità, ogni ordine o legge di moralità e di valori è capovolto ed infranto, nulla segue man mano la logica che lo spettatore o lettore si aspetta, tutto per mettere sotto la lente la necessità dell’apparire e non dell’essere di quella società, in quello che è lo scritto più attuale dell’autore!

Da segnalarsi le recentissime pubblicazioni di Newton & Compton: Manuale del perfetto impertinente. Aforismi, pensieri, paradossi, deliziee la raccoltaTutti i racconti. Ediz. integrali.

La poesia di Ungaretti tra armonia, misticismo e fratellanza

Era il 10 febbraio del 1888 e Giuseppe Ungaretti nasceva nella periferia di Alessandria d’Egitto, in realtà era già nato da due giorni ma venne denunciato all’anagrafe in ritardo e festeggiò sempre il suo compleanno il 10. I genitori erano originari di Lucca, il padre era un operaio allo scavo del Canale di Suez e la madre, Maria Lunardini gestiva un forno di proprietà, con il quale garantì gli studi al figlio, che si poté iscrivere in una delle più prestigiose scuole di Alessandria, la Svizzera ‘École Suisse Jacot’.

L’amore verso la poesia nacque proprio durante il periodo scolastico alla ‘École Suisse Jacot’, passione che crebbe ulteriormente grazie alle amicizie strette nella città egiziana, così ricca di antiche tradizioni come di nuovi stimoli, derivanti dalla multietnicità intrinseca al luogo e al momento.

Negl’anni della gioventù si avvicina alla letteratura francese leggendo la rivista ‘Mercure de France’ e alla letteratura italiana grazie all’abbonamento a ‘La Voce’ facendo la conoscenza delle opere di grandi autori quali: Rimbaud, Leopardi, Nietzsche e Baudelaire. Noto lo scambio epistolare con Giuseppe Prezzolini, fondatore de ‘La Voce’. Nel 1906 fa la conoscenza di Enrico Pea, da poco tempo emigrato in Egitto, con il quale fondò e condivise l’esperienza, spesso assieme ai fratelli Thuile, della “Baracca Rossa”, la soffitta di Pea che divenne sede di incontri per anarchici e socialisti. Dopo aver lavorato per breve tempo come corrispondente commerciale si trasferì poi a Parigi per svolgere gli studi universitari.

A parigi viene a contatto con un ambiente artistico internazionale, conobbe Apollinaire, con il quale strinse una solida amicizia, e analoga amicizia strinse anche con grandi attori dell’arte mondiale quali: Giovanni Papini, Aldo Palazzeschi, Picasso, De Chirico, Modigliani e Braque. Invitati da Papini, Soffici e Palazzeschi iniziarono la loro collaborazione alla rivista Lacerba. Nel 1913 morì l’amico d’infanzia Sceab, suicida nell’albergo che condivideva con Ungaretti. Nel 1916, all’interno de “Il porto sepolto”, verrà pubblicata la poesia a lui dedicata, In memoria.  In Francia Ungaretti filtrò le precedenti esperienze, perfezionando le sue conoscenze letterarie e il suo stile poetico. Dopo qualche pubblicazione su Lacerba, decise di partire volontario per la Grande Guerra.

Ungaretti rielabora e quasi stravolge il messaggio formale dei simbolisti, i versi spezzati e senza punteggiatura, coniugandolo con l’esperienza atroce del male e della morte nella guerra. La fraternità nel dolore si associa alla volontà di una nuova “armonia” con il mondo che culmina nella citata poesia Mattina (1917), o in Soldati. Lo spirito mistico-religioso, di cui sono pregne le sue opere, segnerà la svolta nella conversione in Sentimento del Tempo e nelle opere seguenti, dove l’attenzione stilistica al valore della parola, indica nei versi poetici l’unica possibilità di salvezza dell’uomo.

Si segnala la raccolta completa delle poesie Vita d’un uomo. Tutte le poesie

 

 

 

 

 

 

 

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