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Salone del libro di Torino 2012: libri e scrittori spagnoli

La venticinquesima edizione del Salone del Libro di Torino ospita la Spagna che per l’occasione è rappresentata dai grandi nomi della cultura contemporanea iberica.
La Spagna vive un momento di profonda recessione economica, ma il momento letterario è alquanto fervido e interessante.

Al Salone del Libro, è presente Enrique Vila-Matas autore di “Un’aria di Dylan”, editore Feltrinelli, un libro che ha riscosso un grandissimo successo in patria e che sbarca in Italia per raccontare la storia del protagonista impegnato a redigere un archivio generale del fallimento.
C’è anche Javier Cercas che con “La verità di Agamennone”, editore, Guanda, porta al Salone unan miscellanea di racconti, riflessioni, passioni e ricordi personali.
Altri autori spagnoli dell’editore Guanda sono Almudena Grandes, che con “Ines e l’allegria” porta il sesto romanzo di una serie improntata sull’eplorazione degli anni sofferti della guerra civile e la dittatura e Arturo Pérez-Reverte,  con il romanzo “Il ponte degli assassini”.

Parteciperà ai dibattiti e agli incontri con gli autori, Clara Sanchez, la scrittrice spagnola che con “Il profumo delle foglie di limone” è stata catapultata nel panorama della narrativa internazionale.

Altrra presenza d’eccezione è la signora del giallo spagnolo, Alicia Giménez-Bartle autrice “Dove nessuno ti troverà”, editore Sellerio.

Classifica libri più venduti quarta settimana di febbraio.
  Superare la crisi si può!

Come uscire dalla crisi al tempo dello spread e dell’arbitrio? Con la ragione e il senso autentico della libertà. La grande saggistica questa settimana in cima alle classifiche.
L’ex ministro dell’economia Giulio Tremonti pubblica per i tipi di Rizzoli, Uscita di sicurezza, vademecum per uscire da questo mostruoso videogame della crisi in cui siamo entrati senza capirlo e senza volerlo. Mettere l’ordine al posto del caos; separare l’attività produttiva dall’attività speculativa; chiudere la bisca della finanza, in modo che siano i giocatori e non noi a pagare per le perdite sulle puntate; ristabilire il primato delle regole; pensare a investimenti pubblici in beni di interesse collettivo. Solo così, mettendo la ragione al posto degli spread, l’uomo al posto del lupo, il pane al posto delle pietre, si può trovare insieme l’uscita di sicurezza.
L’indagine di Corrado Augias su una pericolosa debolezza del nostro carattere (Il disagio della libertà. Perché agli italiani piace avere un padrone, Rizzoli) è anche un appello a ritrovare il senso alto della libertà, intesa come il rispetto e la cura dei diritti di tutti. In novant’anni di storia, dal 1922 al 2011, abbiamo avuto il Ventennio fascista e il quasi ventennio berlusconiano, scegliendo di farci governare da uomini con una evidente, e dichiarata, vocazione autoritaria. Perché? Una risposta possibile è che siamo un popolo incline all’arbitrio, ma nemico della libertà. Vantiamo record di evasione fiscale, abusi edilizi, scempi ambientali, ma anche di compravendita di voti, qualunquismo: in poche parole una tendenza ad abdicare alle libertà civili su cui molti si sono interrogati. Da Dante con la sua invettiva «Ahi serva Italia, di dolore ostello!» e Guicciardini con la denuncia del nostro amore per il “particolare” fino a Gramsci che lamentava un individualismo pronto a confluire nelle «cricche, le camorre, le mafie, sia popolari sia legate alle classi alte». Pesa su questo atteggiamento la particolarità di una storia difficile e divisa. La lealtà e l’orgoglio nazionale infatti non si improvvisano, non si istituiscono per decreto. Ma se c’è un momento in cui avremmo bisogno di una svolta, di un empito d’orgoglio nazionale, è proprio l’attuale.

Carmela Bafumi

Classifica libri novità quarta settimana di febbraio.
  Uomini: istruzioni per l’uso.

La “questione maschile” e le regole per una perfetta vita di coppia in un saggio e un romanzo di penna femminile.
Tra le novità in libreria questa settimana, Iaia Caputo nell’acuto saggio, Il silenzio degli uomini, edito da Feltrinelli, ritiene sia arrivato il tempo di parlare finalmente di una “questione maschile”. Ma per farlo è necessario rompere il “silenzio degli uomini”, perché mai come in questo momento, gli uomini non parlano, non sanno dire la loro fragilità e i loro desideri. Coloro che per millenni sono stati i dominatori del mondo, da tempo non lo sono più e oscillano continuamente tra inedite libertà offerte loro dalle donne e la nostalgia degli antichi privilegi. In questo silenzio Iaia Caputo coglie una “condizione tragica del maschile” e indaga sui padri che uccidono i figli ma anche sulla nuova paternità che ha scoperto la gioia della cura e della prossimità dei corpi; riflette sulle forme del desiderio maschile attraverso l’esemplarità del caso Marrazzo o dell’affaire Strauss-Kahn, passando per il “ciarpame senza pudore” dell’era berlusconiana.
Del nuovo romanzo di Niamh Greene, Ti amo, ti odio, mi manchi (Newton&Compton), l’ “Irish Independent” ha scritto: «Se siete fan della Kinsella, non perdetevi questo romanzo vivace e coinvolgente. Un antidoto perfetto contro la tristezza e il malumore…».
L’autrice del bestseller Uomini: l’importante è farli soffrire replica il successo con un’altra esilarante storia. Vivere una vita felice non è complicato. Basta seguire delle regole ben precise. Non mollare mai, per un colpo di testa, un uomo che tutti pensano sia perfetto per te. Evita di trasferirti in un rudere di campagna per “ritrovare te stessa”, con il rischio di diventare lo zimbello del villaggio e di coprirti di ridicolo. E soprattutto, non dire “ti amo” a un uomo che ha due figlie che ti odiano, una moglie defunta che nessuna donna potrà mai rimpiazzare e una madre che ti tratta come se fossi la domestica. Maggie passa da una disavventura all’altra, perde il lavoro a Dublino, rinuncia alle sue Jimmy Choo per calzare orribili stivali da lavoro e si rifugia nella sonnolenta cittadina di Glacken. Ma Maggie è testarda, non si arrende ed è anzi pronta a tutto pur di conquistare la gioia e la serenità che merita. Una vita perfetta e un amore da sogno sono lì ad aspettarla.

Carmela Bafumi

Orhan Pamuk: la sua vita è «essere un ponte tra due rive»

Orhan Pamuk nasce a Instanbul nel 1952 in una famiglia borghese benestante di alterne fortune; il padre fu il primo dirigente della sezione turca dell’IBM. Viene istruito al liceo americano Robert College di Instanbul. Si laurea all‘Istituto di Giornalismo dell’Università di Istanbul nel 1977. Pamuk, rifiutato il titolo di “artista di Stato” dal governo turco, viene incriminato nel 2005, a seguito di alcune dichiarazioni fatte a una rivista svizzera riguardanti il massacro, da parte dei turchi, di un milione di armeni e trentamila curdi in Anatolia durante la Prima guerra mondiale. Il processo, che ha attirato l’attenzione della stampa internazionale, inizia il 16 dicembre 2005 ma le accuse sono ritirate il 22 gennaio 2006 con la motivazione che il fatto non costituisce reato per il nuovo codice penale. Nel 2006 viene insignito del Premio Nobel per la Letteratura, primo scrittore turco a ricevere il prestigioso riconoscimento, con la motivazione: «A Chi nella ricerca dell’anima melancolica della sua citta’ ha scoperto nuovi simboli per il contrasto e l’intreccio delle culture». Attualmente fa la spola tra New York, dove insegna, e la Turchia. I libri di Orhan Pamuk sono caratterizzati dal tema dell’identità, riconducibile al conflitto tra i valori dell’occidente europeo e la cultura islamica. Ha scritto di sé: «Ho trascorso la mia vita ad Istanbul, sulla riva europea… E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte… ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive» (O.Pamuk, Istanbul, 2003). L’opera che lo consacra a livello internazionale è Benim Adim Kirmizi (Il mio nome è rosso), pubblicato nel 2000, ambientato nell’Istanbul del XVI secolo. Tradotto in ventiquattro lingue (in Italia dalla Einaudi), vince nel 2003 il più remunerativo dei premi letterari internazionali, l’International IMPAC Dublin Literary Award, nonché il premio Grinzane Cavour 2002. Nella sua ultima fatica, Romanzieri ingenui e sentimentali (Eiunaudi, 2012), Orhan Pamuk ci introduce nell’universo dello scrittore e allo stesso tempo in quello del lettore di romanzi, facendo così emergere l’intimo e impalpabile rapporto che li lega.

Carmela Bafumi

Classifica libri più venduti terza settimana di febbraio.
   Uomini e donne allo specchio.

Ai primi posti della classifica di questa settimana, Veronica Pivetti con Ho smesso di piangere. La mia odissea per uscire dalla depressione (Mondadori, 2012) racconta il suo momento buio. Senza censure, con toccante onestà. Perché la depressione va affrontata, non si scappa. Sei anni, dal 2002 al 2008, tanto è durata la sua odissea. Alcuni dottori l’hanno salvata, altri l’hanno massacrata, alcuni le hanno ridato la vita, altri gliel’hanno tolta. E i momenti dolorosi, come spesso accade nella vita, finiscono per diventare involontariamente molto comici, ma non passano senza lasciare un segno: «una volta ero perfettamente funzionante… Ora sono un po’ rattoppata, ho un’anima patchwork e una psiche in divenire. Ed è questa la verità. Ma va bene così, perché la vita si fa con quello che c’è…».
A un anno dalla pubblicazione del bestseller Trent’anni e una chiacchierata con papà, Tiziano Ferro pubblica, dopo l’uscita dell’attesissimo nuovo album, L’amore è una cosa semplice (Kowalski, 2012). «Ho passato tanti anni a chiedermi perché non ho mai smesso di scrivere questi quaderni. Adesso lo so: perché amo la mia vita e non voglio rischiare di dimenticarlo mai». Si concludeva così il lungo diario che nel 2010 Tiziano Ferro apriva ai fan: era il 20 febbraio, la vigilia dei suoi trent’anni e di una nuova stagione della vita. Questo nuovo diario riprende la cronaca dei giorni proprio lì dove si era interrotta per raccontare l’esperienza catartica della scrittura, la nascita di un disco e la sofferta ricerca dell’amore e della felicità.
Più di quaranta colloqui personali con Steve Jobs in oltre due anni, e più di cento interviste a familiari, amici, rivali e colleghi, hanno permesso a Walter Isaacson di raccontare in Steve Jobs (Mondadori, 2011) l’avvincente storia del geniale imprenditore che ha rivoluzionato sei settori dell’economia e del business: computer, cinema d’animazione, musica, telefonia, tablet, editoria elettronica. Jobs ha intuito in anticipo che la chiave per creare valore nel ventunesimo secolo è la combinazione di creatività e tecnologia. Jobs non ha posto alcun filtro alla stesura del libro, incoraggiando anzi i suoi conoscenti, familiari e rivali a raccontarne onestamente pregi e difetti: le passioni e la maestria, il perfezionismo e l’ossessione per il controllo.

Carmela Bafumi

 

 

 

 

 

 

 

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