Articoli marcati con tag ‘recensioni’

Nebbia in agosto.

 

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“Nebbia in agosto. La vera storia di Ernst Lossa che lottò contro il nazismo” di Robert Domes è il racconto della tragica esistenza di Ernst Lossa, ucciso a quattordici anni nel 1944 all’interno della “eutanasia selvaggia” promossa dal nazismo. A Nebbia in agosto il merito di aver riportato alla luce una strage di innocenti a lungo ignorata, a Ernest quello di aver lottato per la libertà.

Nella Germania del Terzo Reich, mentre imperversa l’occupazione nazista e milioni di persone vengono perseguitate, Ernst Lossa si chiede: “Perché io? Perché proprio io?”

Ernst ha solo quattro anni quando, nel 1933, viene separato dalla sua famiglia di nomadi e mandato in un orfanotrofio, e poi da lì trasferito in un riformatorio.Giudicato “irrecuperabile”, all’età di dodici anni viene trasferito ancora, questa volta in un manicomio.

Nonostante gli orrori nazisti Ernest crede nell’amicizia, costruisce legami forti che gli donano sollievo ma soprattutto speranza. Ci insegna che a volte lottare è l’unica via e anche se non è risolutiva sicuramente aiuta a non smettere di amare la libertà.

La vita facile di Richard Price: ombre e luci di una New York multietnica

Un omicidio di un bianco nel Lower East Side, avvenuto in piena notte, e due presunti, ma non identificati, colpevoli di colore.
Questo lo spunto da cui prende le mosse il racconto “La vita facile” per narrare sì un’indagine di polizia e la ricerca degli assassini, per descrivere nei minimi particolari le posizioni ed emozioni di familiari, agenti, sospettati o semplici testimoni, ma soprattutto per mettere in scena una New York ricca delle sue contraddizioni e difficoltà multietniche e multisociali.

Price (autore avvezzo nel narrare “la strada”, v. Clockers) è bravissimo nei dialoghi, dando voce a tanti personaggi, anche molto diversi tra loro (il primo interrogatorio è superbo), riuscendo così a scrivere un romanzo di genere che alla fine dei conti però propriamente non lo è, spingendosi oltre e risultando decisamente molto più completo, vario.

L’unico appunto che gli si potrebbe fare, è che magari qua e là asciugare un po’ la narrazione non sarebbe stato male, ma è poca cosa se comunque il ritmo è fluente e le immagini sono vivide come in questo libro.

A cura di Simone Ciclitira

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La biografia di Andre Agassi: l’anima di un grande campione

libro biografia andre agassiNon sono un amante delle autobiografie e ne ho lette veramente poche fino ad oggi, devo essere proprio invasato del personaggio o aver trovato critiche entusiaste per comprarne, però la biografia di “Open. La mia storia” di Andre Agassi mi è piaciuta!
Scritta è scritta bene (il “prologo” su tutto il resto), e ci mancherebbe se alle spalle hai un premio Pulitzer come J.R. Moehringer, ma ha comunque principalmente il pregio di essere molto agile, questo nonostante in alcune parti le vicende non vengano sviscerate poi così a fondo o in altre appaiano un po’ troppo ridondanti.

La vita di Agassi è percorsa in lungo e in largo, dagli esordi da ragazzino dei primi tornei a Las Vegas fino al ritiro newyorchese, e ovviamente oltre a tanto tennis, vittorie e sconfitte, c’è anche la fragilità del personaggio (sinceramente non avrei creduto fosse così radicata) e il più classico dei rapporti odio/amore con il padre, colui che l’ha spinto verso la carriera tennistica.
Il resto lo dà facilmente la curiosità di trovarsi davanti a notizie e fatti mai trapelati prima.

A cura di Simone Ciclitira

La luce prima: l’incomunicabilità tra madre e figlio

romanzo la luce prima C’è quella sincerità estrema che può nascere solo dalla disperazione e dalla momentanea incapacità di reagire in questo piccolo grande libro di Tonon, “La luce prima”.
Disperazione per una madre morta troppo giovane che si aggiunge a quella dovuta all’incapacità di non essere riuscito, quando lei ancora era presente, ad accettare e comprendere l’amore totale che può essere donato solo da una madre a un figlio.

Tonon ci parla di sua madre, del suo essere figlio, della loro storia così simile a tante altre, ma diversissima da tutte, e lo fa senza scontarsi niente, dandosi in pasto a noi lettori come se fossimo delle belve affamate di sangue e lacrime.
Parla di mondi che si appartengono indissolubilmente, che sono a stretto contatto tra di loro, ma che non sempre comunicano o si toccano come dovrebbe essere visceralmente naturale.
Un libro che fa male, tremendamente personale e lacerante, ma che alla fine del quale lascia intravedere uno spiraglio aperto, magari piccolissimo, ma pronto per essere attraversato, cercando di lasciare quell’incapacità dall’altra parte.

A cura di Simone Ciclitira

Giorni di un futuro passato. Qualche idea sul romanzo “22/11/’63” di Stephen King

romanzo stephen king 22 11 63Torna Stephen King, e torna con la sua forma espressiva più tipica, il romanzo lungo. Non aspettatevi, però, le classiche atmosfere horror alla King, ma “solamente” un grande romanzo che parla di profonda umanità, del desiderio di cambiare le cose per amore e della capacità di fare delle enormi rinunce per esse.

La sinossi del libro
22/11/63” in due parole:
Jake Epping, protagonista del romanzo, torna indietro nel tempo senza riflettere sul fatto che ogni sua azione potrebbe avere conseguenze impreviste sul futuro. Torna indietro con la buona fede di migliorare il mondo, e con l’intenzione di salvare vite umane dalla morte certa. Lo fa e niente va come previsto.

22/11/’63 è un romanzo dal taglio fortemente storico; oltre a quanto detto, la grandezza di questo romanzo è anche quella di dare spazio all’interno della narrazione ad approfondimenti di storia (e fantastoria del tipo, se Kennedy non fosse mai stato assassinato, gli USA avrebbero preso parte al conflitto in Vietnam?) che diventano quasi maniacali nella descrizione dell’evoluzione del personaggio di Lee Harvey Oswald, l’uomo che ha cambiato la storia assassinando JFK proprio il 22 novembre del 63, presente nelle vicende del libro quasi a livello del vero protagonista Jake Epping. In poche parole, King utilizza Oswald come personaggio del suo romanzo, ma lo fa comportare esattamente come si è comportato nella realtà, o nella sua ricostruzione più attendibile, e analizza in maniera molto approfondita le motivazioni che lo hanno spinto a compiere quel fatidico gesto.

Molto intensa e chiarificatrice anche la descrizione storica, sociale e di costume del periodo a cavallo tra i 50s e i 60s negli States, sia nelle grandi città (Dallas) che in un paese texano di poche anime (Jodie). Ancora: la tensione che caratterizza i romanzi di King, qui è sostituita da un altro sentimento, una malinconia che permea le pagine del romanzo e che piano piano si incolla sul protagonista fino alla fine del romanzo. E qui viene la notiziona!!
Finalmente King imbrocca un finale!

Emozionante, non banale e commovente; ovviamente sul finale non aggiungo altro per non rovinare la lettura. Altro fattore estremamente coinvolgente, riguarda i continui rimandi a romanzi precedenti di King/Bachman, su tutti, ma non solo, l’incontro a Derry con gli adolescenti protagonisti di IT. In definitiva un altro tassello che contribuisce a rendere King uno dei migliori scrittori contemporanei di romanzi.

In onor del vero, devo anche aggiungere, però, che mi è un po’ mancata la capacità di King di dare vita alle nostre paure, incutendo timori, ansie, presentimenti al lettore e stupendolo con situazioni estreme e inaspettate; mi è mancata la tensione che, in romanzi come l’Ombra dello Scorpione, Le notti di Salem, ma anche il recente Duma Key, mi costringeva a girare pagina temendo di non ritrovare più il mondo che mi aveva accompagnato fin lì. Ma se avessimo avuto anche questo, probabilmente ora staremmo parlando del miglior romanzo del Re.

A cura di Francesco Di Nardo

 

 

 

 

 

 

 

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