La biografia di Andre Agassi: l’anima di un grande campione

libro biografia andre agassiNon sono un amante delle autobiografie e ne ho lette veramente poche fino ad oggi, devo essere proprio invasato del personaggio o aver trovato critiche entusiaste per comprarne, però la biografia di “Open. La mia storia” di Andre Agassi mi è piaciuta!
Scritta è scritta bene (il “prologo” su tutto il resto), e ci mancherebbe se alle spalle hai un premio Pulitzer come J.R. Moehringer, ma ha comunque principalmente il pregio di essere molto agile, questo nonostante in alcune parti le vicende non vengano sviscerate poi così a fondo o in altre appaiano un po’ troppo ridondanti.

La vita di Agassi è percorsa in lungo e in largo, dagli esordi da ragazzino dei primi tornei a Las Vegas fino al ritiro newyorchese, e ovviamente oltre a tanto tennis, vittorie e sconfitte, c’è anche la fragilità del personaggio (sinceramente non avrei creduto fosse così radicata) e il più classico dei rapporti odio/amore con il padre, colui che l’ha spinto verso la carriera tennistica.
Il resto lo dà facilmente la curiosità di trovarsi davanti a notizie e fatti mai trapelati prima.

A cura di Simone Ciclitira

La luce prima: l’incomunicabilità tra madre e figlio

romanzo la luce prima C’è quella sincerità estrema che può nascere solo dalla disperazione e dalla momentanea incapacità di reagire in questo piccolo grande libro di Tonon, “La luce prima”.
Disperazione per una madre morta troppo giovane che si aggiunge a quella dovuta all’incapacità di non essere riuscito, quando lei ancora era presente, ad accettare e comprendere l’amore totale che può essere donato solo da una madre a un figlio.

Tonon ci parla di sua madre, del suo essere figlio, della loro storia così simile a tante altre, ma diversissima da tutte, e lo fa senza scontarsi niente, dandosi in pasto a noi lettori come se fossimo delle belve affamate di sangue e lacrime.
Parla di mondi che si appartengono indissolubilmente, che sono a stretto contatto tra di loro, ma che non sempre comunicano o si toccano come dovrebbe essere visceralmente naturale.
Un libro che fa male, tremendamente personale e lacerante, ma che alla fine del quale lascia intravedere uno spiraglio aperto, magari piccolissimo, ma pronto per essere attraversato, cercando di lasciare quell’incapacità dall’altra parte.

A cura di Simone Ciclitira

Giorni di un futuro passato. Qualche idea sul romanzo “22/11/’63” di Stephen King

romanzo stephen king 22 11 63Torna Stephen King, e torna con la sua forma espressiva più tipica, il romanzo lungo. Non aspettatevi, però, le classiche atmosfere horror alla King, ma “solamente” un grande romanzo che parla di profonda umanità, del desiderio di cambiare le cose per amore e della capacità di fare delle enormi rinunce per esse.

La sinossi del libro
22/11/63” in due parole:
Jake Epping, protagonista del romanzo, torna indietro nel tempo senza riflettere sul fatto che ogni sua azione potrebbe avere conseguenze impreviste sul futuro. Torna indietro con la buona fede di migliorare il mondo, e con l’intenzione di salvare vite umane dalla morte certa. Lo fa e niente va come previsto.

22/11/’63 è un romanzo dal taglio fortemente storico; oltre a quanto detto, la grandezza di questo romanzo è anche quella di dare spazio all’interno della narrazione ad approfondimenti di storia (e fantastoria del tipo, se Kennedy non fosse mai stato assassinato, gli USA avrebbero preso parte al conflitto in Vietnam?) che diventano quasi maniacali nella descrizione dell’evoluzione del personaggio di Lee Harvey Oswald, l’uomo che ha cambiato la storia assassinando JFK proprio il 22 novembre del 63, presente nelle vicende del libro quasi a livello del vero protagonista Jake Epping. In poche parole, King utilizza Oswald come personaggio del suo romanzo, ma lo fa comportare esattamente come si è comportato nella realtà, o nella sua ricostruzione più attendibile, e analizza in maniera molto approfondita le motivazioni che lo hanno spinto a compiere quel fatidico gesto.

Molto intensa e chiarificatrice anche la descrizione storica, sociale e di costume del periodo a cavallo tra i 50s e i 60s negli States, sia nelle grandi città (Dallas) che in un paese texano di poche anime (Jodie). Ancora: la tensione che caratterizza i romanzi di King, qui è sostituita da un altro sentimento, una malinconia che permea le pagine del romanzo e che piano piano si incolla sul protagonista fino alla fine del romanzo. E qui viene la notiziona!!
Finalmente King imbrocca un finale!

Emozionante, non banale e commovente; ovviamente sul finale non aggiungo altro per non rovinare la lettura. Altro fattore estremamente coinvolgente, riguarda i continui rimandi a romanzi precedenti di King/Bachman, su tutti, ma non solo, l’incontro a Derry con gli adolescenti protagonisti di IT. In definitiva un altro tassello che contribuisce a rendere King uno dei migliori scrittori contemporanei di romanzi.

In onor del vero, devo anche aggiungere, però, che mi è un po’ mancata la capacità di King di dare vita alle nostre paure, incutendo timori, ansie, presentimenti al lettore e stupendolo con situazioni estreme e inaspettate; mi è mancata la tensione che, in romanzi come l’Ombra dello Scorpione, Le notti di Salem, ma anche il recente Duma Key, mi costringeva a girare pagina temendo di non ritrovare più il mondo che mi aveva accompagnato fin lì. Ma se avessimo avuto anche questo, probabilmente ora staremmo parlando del miglior romanzo del Re.

A cura di Francesco Di Nardo

Classifica libri più venduti quarta settimana di febbraio.
  Superare la crisi si può!

Come uscire dalla crisi al tempo dello spread e dell’arbitrio? Con la ragione e il senso autentico della libertà. La grande saggistica questa settimana in cima alle classifiche.
L’ex ministro dell’economia Giulio Tremonti pubblica per i tipi di Rizzoli, Uscita di sicurezza, vademecum per uscire da questo mostruoso videogame della crisi in cui siamo entrati senza capirlo e senza volerlo. Mettere l’ordine al posto del caos; separare l’attività produttiva dall’attività speculativa; chiudere la bisca della finanza, in modo che siano i giocatori e non noi a pagare per le perdite sulle puntate; ristabilire il primato delle regole; pensare a investimenti pubblici in beni di interesse collettivo. Solo così, mettendo la ragione al posto degli spread, l’uomo al posto del lupo, il pane al posto delle pietre, si può trovare insieme l’uscita di sicurezza.
L’indagine di Corrado Augias su una pericolosa debolezza del nostro carattere (Il disagio della libertà. Perché agli italiani piace avere un padrone, Rizzoli) è anche un appello a ritrovare il senso alto della libertà, intesa come il rispetto e la cura dei diritti di tutti. In novant’anni di storia, dal 1922 al 2011, abbiamo avuto il Ventennio fascista e il quasi ventennio berlusconiano, scegliendo di farci governare da uomini con una evidente, e dichiarata, vocazione autoritaria. Perché? Una risposta possibile è che siamo un popolo incline all’arbitrio, ma nemico della libertà. Vantiamo record di evasione fiscale, abusi edilizi, scempi ambientali, ma anche di compravendita di voti, qualunquismo: in poche parole una tendenza ad abdicare alle libertà civili su cui molti si sono interrogati. Da Dante con la sua invettiva «Ahi serva Italia, di dolore ostello!» e Guicciardini con la denuncia del nostro amore per il “particolare” fino a Gramsci che lamentava un individualismo pronto a confluire nelle «cricche, le camorre, le mafie, sia popolari sia legate alle classi alte». Pesa su questo atteggiamento la particolarità di una storia difficile e divisa. La lealtà e l’orgoglio nazionale infatti non si improvvisano, non si istituiscono per decreto. Ma se c’è un momento in cui avremmo bisogno di una svolta, di un empito d’orgoglio nazionale, è proprio l’attuale.

Carmela Bafumi

Classifica libri novità quarta settimana di febbraio.
  Uomini: istruzioni per l’uso.

La “questione maschile” e le regole per una perfetta vita di coppia in un saggio e un romanzo di penna femminile.
Tra le novità in libreria questa settimana, Iaia Caputo nell’acuto saggio, Il silenzio degli uomini, edito da Feltrinelli, ritiene sia arrivato il tempo di parlare finalmente di una “questione maschile”. Ma per farlo è necessario rompere il “silenzio degli uomini”, perché mai come in questo momento, gli uomini non parlano, non sanno dire la loro fragilità e i loro desideri. Coloro che per millenni sono stati i dominatori del mondo, da tempo non lo sono più e oscillano continuamente tra inedite libertà offerte loro dalle donne e la nostalgia degli antichi privilegi. In questo silenzio Iaia Caputo coglie una “condizione tragica del maschile” e indaga sui padri che uccidono i figli ma anche sulla nuova paternità che ha scoperto la gioia della cura e della prossimità dei corpi; riflette sulle forme del desiderio maschile attraverso l’esemplarità del caso Marrazzo o dell’affaire Strauss-Kahn, passando per il “ciarpame senza pudore” dell’era berlusconiana.
Del nuovo romanzo di Niamh Greene, Ti amo, ti odio, mi manchi (Newton&Compton), l’ “Irish Independent” ha scritto: «Se siete fan della Kinsella, non perdetevi questo romanzo vivace e coinvolgente. Un antidoto perfetto contro la tristezza e il malumore…».
L’autrice del bestseller Uomini: l’importante è farli soffrire replica il successo con un’altra esilarante storia. Vivere una vita felice non è complicato. Basta seguire delle regole ben precise. Non mollare mai, per un colpo di testa, un uomo che tutti pensano sia perfetto per te. Evita di trasferirti in un rudere di campagna per “ritrovare te stessa”, con il rischio di diventare lo zimbello del villaggio e di coprirti di ridicolo. E soprattutto, non dire “ti amo” a un uomo che ha due figlie che ti odiano, una moglie defunta che nessuna donna potrà mai rimpiazzare e una madre che ti tratta come se fossi la domestica. Maggie passa da una disavventura all’altra, perde il lavoro a Dublino, rinuncia alle sue Jimmy Choo per calzare orribili stivali da lavoro e si rifugia nella sonnolenta cittadina di Glacken. Ma Maggie è testarda, non si arrende ed è anzi pronta a tutto pur di conquistare la gioia e la serenità che merita. Una vita perfetta e un amore da sogno sono lì ad aspettarla.

Carmela Bafumi

 

 

 

 

 

 

 

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