Libri per sconfiggere la “Sindrome da rientro” dopo le ferie

Come combattere lo stress al rientro dalle vacanze? Come tornare alla vita di tutti i giorni lasciando da parte l’amarezza e la stanchezza? Con l’aiuto di un buon libro!

Ogni lettore ha un asso nella propria manica: si possono infatti sfruttare le vacanze per aggiungere alla propria lista di letture qualche libro che aiuti ad affrontare meglio il rientro.
Ecco quindi qualche consiglio di recente pubblicazione per affrontare il rientro, fisicamente e psicologicamente, alla quotidianità e ritrovare il buon umore.

Spatriati
Mario Desiati

Claudia è solitaria ma sicura di sé, stravagante, si veste da uomo. Francesco è acceso e frenato da una fede dogmatica e al tempo stesso incerta. Lei lo provoca: lo sai che tua madre e mio padre sono amanti? Ma negli occhi di quel ragazzo remissivo intravede una scintilla in cui si riconosce. Da quel momento non si lasciano più.
A Claudia però la provincia sta stretta, fugge appena può, prima Londra, poi Milano e infine Berlino, la capitale europea della trasgressione; Francesco resta fermo e scava dentro di sé. Diventano adulti insieme, in un gioco simbiotico di allontanamento e rincorsa, in cui finiscono sempre per ritrovarsi.

Mario Desiati mette in scena le mille complessità di una generazione irregolare, fluida, sradicata: la sua. Quella di chi oggi ha quarant’anni e non ha avuto paura di cercare lontano da casa il proprio posto nel mondo, di chi si è sentito davvero un cittadino d’Europa. Con una scrittura poetica ma urticante, capace di grande tenerezza, dopo “Candore” torna a raccontare le mille forme che può assumere il desiderio quando viene lasciato libero di manifestarsi. Senza timore di toccare le corde del romanticismo, senza pudore nell’indagare i dettagli più ruvidi dell’istinto e dei corpi, interroga il sesso e lo rivela per quello che è: una delle tante posture inventate dagli esseri umani per cercare di essere felici. «A volte si leggono romanzi solo per sapere che qualcuno ci è già passato».

Claudia entra nella vita di Francesco in una mattina di sole, nell’atrio della scuola: è una folgorazione, la nascita di un desiderio tutto nuovo, che è soprattutto desiderio di vita. Cresceranno insieme, bisticciando come l’acqua e il fuoco, divergenti e inquieti. Lei spavalda, capelli rossi e cravatta, sempre in fuga, lui schivo ma bruciato dalla curiosità erotica. Sono due spatriati, irregolari, o semplicemente giovani. Un romanzo sull’appartenenza e l’accettazione di sé, sulle amicizie tenaci, su una generazione che ha guardato lontano per trovarsi.

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L’inverno dei leoni
Stefania Auci

Hanno vinto, i Florio, i Leoni di Sicilia. Lontani sono i tempi della misera putìa al centro di Palermo, dei sacchi di spezie, di Paolo e di Ignazio, arrivati lì per sfuggire alla miseria, ricchi solo di determinazione. Adesso hanno palazzi e fabbriche, navi e tonnare, sete e gioielli. Adesso tutta la città li ammira, li onora e li teme. E il giovane Ignazio non teme nessuno. Il destino di Casa Florio è stato il suo destino fin dalla nascita, gli scorre nelle vene, lo spinge ad andare oltre la Sicilia, verso Roma e gli intrighi della politica, verso l’Europa e le sue corti, verso il dominio navale del Mediterraneo, verso l’acquisto dell’intero arcipelago delle Egadi. È un impero sfolgorante, quello di Ignazio, che però ha un cuore di ghiaccio. Perché per la gloria di Casa Florio lui ha dovuto rinunciare all’amore che avrebbe rovesciato il suo destino. E l’ombra di quell’amore non lo lascia mai, fino all’ultimo…

Ha paura, invece, suo figlio Ignazziddu, che a poco più di vent’anni riceve in eredità tutto ciò suo padre ha costruito. Ha paura perché lui non vuole essere schiavo di un nome, sacrificare se stesso sull’altare della famiglia. Eppure ci prova, affrontando un mondo che cambia troppo rapidamente, agitato da forze nuove, violente e incontrollabili. Ci prova, ma capisce che non basta avere il sangue dei Florio per imporsi. Ci vuole qualcos’altro, qualcosa che avevano suo nonno e suo padre e che a lui manca. Ma dove, cosa, ha sbagliato? Vincono tutto e poi perdono tutto, i Florio.

Eppure questa non è che una parte della loro incredibile storia. Perché questo padre e questo figlio, così diversi, così lontani, hanno accanto due donne anche loro molto diverse, eppure entrambe straordinarie: Giovanna, la moglie di Ignazio, dura e fragile come cristallo, piena di passione ma affamata d’amore, e Franca, la moglie di Ignazziddu, la donna più bella d’Europa, la cui esistenza dorata va in frantumi sotto i colpi di un destino crudele. Sono loro, sono queste due donne, a compiere la vera parabola – esaltante e terribile, gloriosa e tragica – di una famiglia che, per un lungo istante, ha illuminato il mondo. E a farci capire perché, dopo tanti anni, i Florio continuano a vivere, a far battere il cuore di un’isola e di una città. Unici e indimenticabili.

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I miei giorni alla libreria Morisaki
Satoschi Yagisawa

Jinbōchō, Tokyo. Il quartiere delle librerie e delle case editrici, paradiso dei lettori. Un angolo tranquillo e fuori dal tempo, a pochi passi dalla metropolitana e dai grandi palazzi moderni. File e file di vetrine stipate all’inverosimile di libri, nuovi o di seconda mano. Non tutti lo conoscono, più attratti da Ginza o dalle mille luci di Shibuya.

Di sicuro Tatako – venticinquenne dalla vita piuttosto incolore – non lo frequenta assiduamente. Eppure è qui che si trova la libreria Morisaki, che appartiene alla sua famiglia da tre generazioni. Un negozio di appena otto tatami in un vecchio edificio di legno, con una stanza al piano superiore adibita a magazzino.

È il regno di Satoru, l’eccentrico zio di Tatako. Entusiasta e un po’ squinternato, dedica la sua vita ai libri e alla Morisaki, soprattutto da quando la moglie lo ha lasciato. L’opposto di Tatako, che non esce di casa da quando l’uomo di cui era innamorata le ha detto di voler sposare un’altra.

È Satoru a lanciarle un’ancora di salvezza, offrendole di trasferirsi al primo piano della libreria. Proprio lei che non è certo una forte lettrice, si trova di colpo a vivere in mezzo a torri pericolanti di libri e minacciosi clienti che continuano a farle domande e a citarle scrittori ignoti.

Tra discussioni sempre più appassionate sulla letteratura moderna giapponese, un incontro in un caffè con un timido sconosciuto e rivelazioni sulla storia d’amore di Satoru, scoprirà pian piano un modo di comunicare e di relazionarsi che parte dai libri per arrivare al cuore. Un modo di vivere più intimo e autentico, senza paura del confronto e di lasciarsi andare.

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La banda dei colpevoli
Sarah Savioli

La sessantaseienne Ines Calici viene trovata senza vita nel suo appartamento, con un bavaglio che le serra la bocca e il corpo legato alla sedia. È morta soffocata in seguito a una crisi respiratoria: il bendaggio ne ha aggravato i già seri problemi di salute. Secondo le forze dell’ordine la sua morte è la tragica conclusione dell’ennesimo colpo di una banda di rapinatori che agisce nei quartieri più eleganti della città. Dopo l’evento, infatti, i furti sono cessati e per gli inquirenti questa è la prova della colpevolezza.

Ma la nipote di Ines, Lucia Calici, non ne è affatto convinta e ingaggia l’Agenzia Cantoni per condurre un’indagine parallela. Poco prima di morire, Ines aveva deciso di impiegare gran parte dei suoi beni per un intervento sperimentale all’estero con cui sperava di migliorare la propria salute. Secondo Lucia, il colpevole è da cercare in famiglia.

Mentre con Tonino, Cantoni e l’alano Otto, Anna si immerge nell’indagine, nemmeno sul fronte privato mancano le rivelazioni, e Anna scopre che, da una parte e dall’altra, a mano a mano che dipana la matassa, il filo della colpa si ingarbuglia.

Oltre agli insospettabili aiutanti di sempre – Banzai il gatto, le tartarughe Tarta e Rughina, il poetico e strampalato cane meticcio Bergerac, il ficus adolescente e la piantaccia ormai matura – l’accompagnano nuovi testimoni chiave: fra gli altri, la gatta portinaia Lulù, una coppia di pappagallini inseparabili che in realtà non si sopportano più, un geco mitomane che si autoaccusa dell’omicidio in modi sempre più ridicoli e surreali, le terribili bande criminali cittadine delle gazze e dei ratti, in sanguinosissima guerra fra loro per il dominio dei quartieri…

Tutte vite che permetteranno ad Anna di vedere il mondo in maniera non convenzionale e di scoprire la verità.

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I segreti del piccolo negozio dei desideri
Nicola May

C’è voluto del tempo, ma Rosa sembra aver finalmente capito cosa vuole davvero. Il negozio che gestisce, nella splendida località marina di Cockleberry Bay, va a gonfie vele e lei sta pianificando insieme a Josh di mettere su famiglia. Per quanto sia difficile ammetterlo, forse è arrivato il momento di cedere l’attività, il motivo per cui si è trasferita nel Devon. A lei ha portato moltissima fortuna, ed è sicura che potrebbe cambiare in meglio anche la vita di qualcun altro…

Ma così come lei l’ha ricevuta in dono da un misterioso benefattore, deve a sua volta scegliere qualcuno che lo meriti davvero. Non è una decisione da prendere a cuor leggero, anche perché Rosa non sa da dove cominciare per trovare il suo successore.

Come se non bastasse, tantissimi pretendenti stanno cercando di influenzare la sua decisione, confondendole ancora di più le idee. E i colpi di scena non sono finiti, perché il piccolo negozio ha in serbo un’altra grande sorpresa.

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American tabloid
James Ellroy

Erano killer, spacciatori, miliardari paranoici, direttori dell’Fbi corrotti e prostitute. Cercavano le solite cose: denaro, sesso e potere. Hanno fatto la Storia.

Pochi romanzi hanno inciso nell’immaginario collettivo come questo. Nel crime, c’è un prima e un dopo “American Tabloid”. Una rottura che è una sorta di perdita dell’innocenza: con le sue frasi cadenzate come raffiche di mitra, la vastità dell’impianto e la durezza dello sguardo, James Ellroy ha portato il noir nell’età adulta e costretto i suoi lettori a fare i conti con il passato.

American Tabloid mette in scena gli uomini e le donne che hanno contribuito all’ascesa e alla caduta di John Fitzgerald Kennedy. Traccia la parabola, ipnotica e spietata, di un mito americano, dalle elezioni truccate del 1960, passando per il disastro della Baia dei Porci, fino all’iconico e fatidico mattino di Dallas, pochi istanti prima che il vestito di Jackie venga sporcato di sangue e sostanza cerebrale.

Il risultato è un affresco storico che racconta la corruzione, la sete di potere e la violenza che hanno reso l’America quella che è. Con una nuova prefazione dell’autore.

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Come mettere in valigia i libri per le ferie: una formula matematica

Il problema più grande che gli appassionati di libri si trovano ad affrontare è la scoraggiante domanda: come si mettono in valigia i libri per un viaggio?
Ecco un suggerimento utile per preparare al meglio la valigia.

Questa è la parte più difficile del mettere in valigia i libri. Cosa volete leggere? Alcuni optano per letture leggere, le famose letture da spiaggia. Altri vogliono recuperare quei tomi pesanti che non hanno mai il tempo di leggere. Ma c’è anche un nutrito gruppo di persone che vuole libri pertinenti ai propri viaggi.

Una buona soluzione è mettere in valigia titoli diversi: uno o due romanzi gialli, un libro di poesie, una grande classico e anche qualcosa di più leggero: portate “Moby Dick“, ma non dimenticate anche “Il diavolo veste Prada“.

TROPPI LIBRI
Una volta scelti i libri, si pone un problema ancora più difficile da risolvere. Quanti libri dovresti portarti con te? Sfortunatamente, le valigie sono spazi limitati. Non aiuta il fatto che lo spazio di stiva sugli aerei diventa ogni anno sempre più piccolo, e le tariffe sono sempre più esose.

Quindi, dati i vincoli delle valigie e delle tariffe degli aerei, cosa si deve fare?

L’EQUAZIONE
D = numero di giorni del viaggio
G = diversi generi di libri
r = difficoltà relativa (da 0,1 a 1, da facile a impegnativo)
S = centimetri quadrati di valigie e borse
B = dimensione del libro in centimetri quadrati

Quindi, se stai via per 4 giorni, D=4
e hai tre generi di libri:

  • Agatha Christie = G1
  • Guerra e Pace = G2
  • Il diario di Bridget Jones = G3

Difficoltà relativa: G1=0,3  G2=0,8  G3=0,2

S = valigia capiente 303,5 centimetri quadrati

B = 54 centimetri quadrati

Voilà! Si ottengono 10,8 libri. Arrotondare sempre a 11!

P.s. Quando ottenete la cifra finale, non dimenticate di spostare di uno la virgola!

PREPARARE LA VALIGIA
Ora che hai deciso quali e quanti libri portare con te, la parte più difficile è capire come metterli in valigia. Non è il caso di metterli tutti in un’unica valigia, perché si rischiano guai. È importante distribuirli, nel caso in cui si verifichi qualcosa di spiacevole…non è il caso di mettere tutte le uova in un solo paniere!
Devi essere strategico e capire quali oggetti possono stare nel bagaglio a mano e quali in valigia. Quindi, per l’aereo o per il treno, devi avere un libro principale e poi un secondo per quando finisci il primo o (peggio ancora) se ti rendi conto che quello iniziato non ti piace. E naturalmente meglio avere anche un terzo a portata di mano.

La cinquina del premio Campiello 2022

Nella cinquina del premio Campiello 2022 Antonio Pascale, Fabio Bacà, Daniela Ranieri, Bernardo Zannoni ed Elena Stancanelli

Palazzo del Bo’ di Padova ha ospitato la cerimonia di selezione della 60esima edizione del Premio Campiello. La Giuria dei Letterati (con alcune novità), composta da personalità del mondo letterario, giornalistico ed accademico, presieduta quest’anno da Walter Veltroni, nel corso di un evento pubblico ha scelto così i cinque romanzi di narrativa italiana (tra quelli pubblicati nell’ultimo anno), a cui verrà assegnato il Premio Campiello – Selezione Giuria dei Letterati.

LA FOGLIA DI FICO di Antonio Pascale



«Negli anni ho cominciato a pensare che qualunque strada si possa intraprendere per la felicità, questa debba necessariamente passare per una pineta. Una pineta da attraversare e un mare da raggiungere». C’è in questo libro l’invenzione di una forma, felicissima e leggera: il racconto in fiore, dove ogni uomo si staglia come un albero, a braccia aperte sotto il cielo. Una ramificazione di storie, intrecciate come l’edera, antiche come il grano, contorte e nodose e belle come i tronchi di olivo. Imparando a leggere le piante forse si scorgono le donne e gli uomini così come sono, nel ciclo spontaneo della loro natura, contraddittoria e vitale. Entrate sotto l’ombra dei rami in fiore: qui ci siete voi.

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NOVA di Fabio Bacà



Del cervello umano, Davide sa quanto ha imparato all’università, e usa nel suo mestiere di neurochirurgo. Finora gli è bastato a neutralizzare i fastidiosi rumori di fondo e le modeste minacce della vita non elettrizzante che conduce nella Lucca suburbana: l’estremismo vegano di sua moglie, ad esempio, o l’inspiegabile atterraggio in giardino di un boomerang aborigeno in arrivo dal nulla. Ma in quei suoni familiari e sedati si nasconde una vibrazione più sinistra, che all’improvviso un pretesto qualsiasi – una discussione al semaforo, una bega di decibel con un vicino di casa – rischia di rendere insopportabile. È quello che tenta di far capire a Davide il suo nuovo, enigmatico maestro, Diego: a contare, e spesso a esplodere nel modo più feroce, è quanto del cervello, qualunque cosa sia, non si sa. O si preferisce non sapere.

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STRADARIO AGGIORNATO DI TUTTI I MIEI BACI di Daniela Ranieri



Una donna in dialogo perpetuo con sé stessa e con il mondo disegna una mappa delle sue ossessioni, del suo rapporto con l’amore e con il corpo, serbatoio di ipocondrie e nevrosi: il nuovo romanzo di Daniela Ranieri è un diario lucido e iperrealistico, in cui ogni dettaglio, ogni sussulto di vita interiore è trattato allo stesso tempo come dato scientifico e ferita dell’anima. Dalla pandemia di Covid-19 alla vita quotidiana di Roma, tutto viene fatto oggetto di narrazione ironica e burrascosa, ma in special modo le relazioni d’amore: le tante sfaccettature di Eros – l’incontro, il flirt, il piacere, le convivenze sbagliate, la violenza, l’idealizzazione, la dipendenza, l’amore puro – vengono sviscerate nello stile impareggiabile dell’autrice, un misto di strazio, risentimento, ironia impastati con la grande letteratura europea (e non solo). E forse è proprio la lingua di Daniela Ranieri il vero protagonista di questo “Stradario aggiornato di tutti i miei baci”, una lingua ricchissima di echi gaddiani, di irritazioni à la Thomas Bernhard, di citazioni, e allo stesso tempo inquietantemente diretta e inaudita, una lingua la cui capacità di nominare e avvicinare le cose è pari soltanto alla sua potenza nel distruggerle. Lo Stradario di Daniela Ranieri non è solo un romanzo: ha la sostanza di un corpo vivente che abita nel mondo, di una voce che avvince e persuade con la forza della grande letteratura.

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I MIEI STUPIDI INTENTI di Bernardo Zannoni



«Esistono vari modi di strillare un libro magnifico. Ma solo un modo è giusto per “I miei stupidi intenti”: leggetelo, leggete questo romanzo in stato di grazia». Marco Missiroli. Questa è la lunga vita di una faina, raccontata di suo pugno. Fra gli alberi dei boschi, le colline erbose, le tane sotterranee e la campagna soggiogata dall’uomo, si svela la storia di un animale diverso da tutti. Archy nasce una notte d’inverno, assieme ai suoi fratelli: alla madre hanno ucciso il compagno, e si ritrova a doverli crescere da sola. Gli animali in questo libro parlano, usano i piatti per il cibo, stoviglie, tavoli, letti, accendono fuochi, ma il loro mondo rimane una lotta per la sopravvivenza, dura e spietata, come d’altronde è la natura. Sono mossi dalle necessità e dall’istinto, il più forte domina e chi perde deve arrangiarsi. È proprio intuendo la debolezza del figlio che la madre baratta Archy per una gallina e mezzo. Il suo nuovo padrone si chiama Solomon, ed è una vecchia volpe piena di segreti, che vive in cima a una collina. Questi cambiamenti sconvolgeranno la vita di Archy: gli amori rubati, la crudeltà quotidiana del vivere, il tempo presente e quello passato si manifesteranno ai suoi occhi con incredibile forza. Fra terrore e meraviglia, con il passare implacabile delle stagioni e il pungolo di nuovi desideri, si schiuderanno fra le sue zampe misteri e segreti. Archy sarà sempre meno animale, un miracolo silenzioso fra le foreste, un’anomalia. A contraltare, tra le pagine di questo libro, il miracolo di una narrazione trascinante, che accompagna il lettore in una dimensione non più umana, proprio quando lo pone di fronte alle domande essenziali del nostro essere uomini e donne. I miei stupidi intenti è un romanzo ambizioso e limpido, ed è stato scritto da un ragazzo di soli venticinque anni. Come un segno di speranza, di futuro, per chi vive di libri.

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IL TUFFATORE di Elena Stancarelli



Nel tuffatore convivono eleganza e passione per il rischio. Raul Gardini aveva imparato da ragazzino a tuffarsi dal molo di Ravenna. Bello, seduttivo, sempre abbronzato, erede acquisito di una delle più potenti famiglie industriali italiane, aveva l’ambizione di cambiare le regole del gioco e la spregiudicatezza per farlo. Spinto dal desiderio, dall’ossessione di andare più dritto e veloce verso la risoluzione di qualsiasi problema. A qualunque costo. Elena Stancanelli racconta la parabola di Raul Gardini come il romanzo di una generazione scomparsa, fatta di uomini sconfitti dalla storia, fieri del loro coraggio, arroganti, pronti a rischiare fino all’azzardo. Uomini a cui era difficile resistere. La vicenda di un imprenditore partito da Ravenna per conquistare il mondo entra nella vita e nei ricordi della scrittrice, intreccia le canzoni di Fabrizio De André, si muove sullo sfondo di una provincia romagnola tra fantasmi felliniani, miti eroici, ascese improvvise e cadute rovinose. Intorno, i sogni di gloria di un paese che guarda all’uomo della provvidenza con speranza prima, e con sospetto poi. Fino a quando tutto crolla. E il tuffatore resta lassù, da solo, sospeso in volo tra la vita e la morte.

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4 libri da leggere in occasione della Festa dei Lavoratori

Libri sul lavoro: 4 consigli di lettura in occasione della Festa dei Lavoratori. Tale festa è riconosciuta a livello mondiale, anche se in alcuni Stati non è totalmente ufficiale, ma vengono fatte ugualmente delle celebrazioni in occasione del Primo maggio.

Lavoro. Una storia culturale e sociale


Il lavoro: definisce la nostra posizione nella società, determina dove e con chi passeremo gran parte della nostra giornata, è il mediatore della nostra autostima e un mezzo per trasmettere i valori in cui crediamo. Se gli economisti moderni profetizzavano la progressiva scomparsa del giogo del lavoro, oggi siamo sempre più indaffarati e sempre più occupati, a discapito del tempo dedicato a noi stessi. Ma lavorare fa davvero parte della nostra natura? Per rispondere, James Suzman ripercorre la storia dell’umanità dalle origini ai nostri giorni, spaziando tra antropologia e zoologia, fisica e biologia evolutiva, economia e archeologia. Se è vero che oggi troviamo una realizzazione e uno scopo nel lavoro, i nostri antenati concepivano in modo molto diverso se stessi e il tempo a loro disposizione. Il mito odierno dell’occupazione, considerata quasi una virtù, è un’evoluzione relativamente recente nella nostra storia millenaria, che ha avuto origine con l’avvento dell’agricoltura e con la nascita delle città, con la domesticazione degli animali e, successivamente, con la comparsa delle macchine. Lavoro racconta come nei secoli si siano trasformati radicalmente non solo la nostra capacità di produzione e il nostro impatto sull’ambiente, ma anche i concetti stessi di noia, ozio e tempo libero, seguendo i mutamenti dettati da ideologie, religioni e scoperte scientifiche. A lungo abbiamo faticato per noi stessi e per gli altri – talvolta fino a morirne –, ci siamo chiesti se ne valesse la pena, abbiamo lottato per ricavare qualche ora di libertà da dedicare alle persone e alle cose che ci piacevano. Oggi, alle soglie di un’era che promette di automatizzare gran parte delle nostre attività, James Suzman ci invita a riflettere sui valori e desideri cui vogliamo dare spazio nell’uso che facciamo del tempo della nostra vita.

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È il futuro, bellezza! I giovani e la sfida del lavoro


Il mondo del lavoro è interessato da profonde trasformazioni determinate dalle nuove tecnologie e da una differente organizzazione della produzione e del ruolo del lavoratore. Trasformazioni che coinvolgono temi cari al sindacato: dalla questione di genere all’organizzazione dei servizi fino al welfare; dai brevetti al ruolo della ricerca, fino al tema dell’alternanza scuola-lavoro e dei rapporti intergenerazionali. In questo volume, l’autrice, anche con interviste a personalità del mondo culturale, economico e sociale, delinea cosa pensano i neo diciottenni e i Millennials del nuovo mercato del lavoro; come cambiano le fabbriche, la figura del lavoratore-operaio, gli stili e i modi di vivere nelle città digitali. Un articolato percorso, a cavallo tra old e new economy, che si avvale – tra l’altro – delle testimonianze delle sindacaliste e del rettore universitario, del pubblicitario e dei protagonisti del terzo settore, di un sociologo di fama mondiale e di un ex ministro del Lavoro e pari opportunità, di rappresentanti del mondo dei media e dell’imprenditoria. Un libro con tanti angoli di lettura ma che ha l’intento di raccontare il cambiamento e ridurre le distanze tra le generazioni, in particolare nella filiera scuola, università, lavoro.

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Imprenditore: risorsa o problema? Impresa e bene comune


Come è cambiata l’attività imprenditoriale negli ultimi decenni in Italia? Qual è il ruolo dell’impresa nella società? Come si mettono in rapporto tradizione e innovazione? Che significato ha per un imprenditore il bene comune? Raccogliendo le riflessioni di alcuni tra i principali imprenditori e manager del nostro Paese – da Oscar Farinetti a Pasquale Natuzzi, da Roberto Snaidero a Pietro Modiano a Giorgio Squinzi -, questo volume riflette sulle profonde trasformazioni che sta vivendo l’industria italiana e indica le possibili strategie per dare vita a una ripresa economica e culturale: considerando il ruolo spartiacque della crisi, gli autori approfondiscono i nuovi modi di fare impresa che stanno sorgendo nel Paese e mostrano da dove ripartire per costruire un’economia che metta al centro il bene delle persone e lo sviluppo della società.

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Il lavoro non ti ama. O di come la devozione per il nostro lavoro ci rende esausti e soli


«Fa’ ciò che ami, e non lavorerai nemmeno un giorno in vita tua»: ecco lo slogan che ha mosso le nostre vite alla ricerca del lavoro dei sogni, quello che fai con il sorriso sulle labbra, che mette in gioco i tuoi talenti migliori e ti fa sentire parte di una squadra – di più: parte di una famiglia. Peccato che in quello slogan si nascondesse la ricetta per lo sfruttamento, il programma in codice per una nuova tirannia del lavoro che abbiamo accolto allegramente, convinti che il lavoro avrebbe ricambiato quell’amore. Ora però l’idillio si sta incrinando: al posto delle farfalle nello stomaco, la sensazione nettissima che in questa relazione qualcosa non vada. Perché facciamo sempre più fatica a cogliere il privilegio delle nostre vite precarie? Con «Il lavoro non ti ama» Sarah Jaffe ci aiuta a dare un nome e una ragione a questo groviglio di inquietudine, frustrazione e senso di colpa che fa da basso continuo alle nostre giornate lavorative, intrecciando le singole storie di lavoratrici e lavoratori a un’acuta analisi della storia recente. Guidata da Marx e Silvia Federici, Mark Fisher e bell hooks, Guy Standing, Selma James e molti altri, Jaffe ci mostra che il neoliberismo è anche un progetto di manipolazione delle emozioni, ma è un progetto che sta crollando ed esiste una possibilità di lotta a partire dalle sue rovine. Questo non è soltanto un libro che «fa pensare»: è un’istigazione al cambiamento, lo strumento per accendere una rivoluzione. «La beffa più grande del capitale è stata convincerci che il lavoro sia il nostro più grande amore», scrive Jaffe. «Liberare l’amore dal lavoro, allora, è la chiave per ricostruire il mondo».

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Il cuore è un organo: intervista a Francesca Michielin

La cantautrice ha esordito in libreria con il romanzo Il cuore è un organo, che intreccia la storia di tre artiste unite dalla passione per la musica.

Volevo raccontare tre figure femminili, intrecciando le loro diverse storie per dare vita a sentimenti di cui non si parla spesso nei romanzi.
È da quando sono molto piccola che voglio scrivere questo romanzo e addirittura l’incipit di questo capitolo l’ho scritto più di dieci anni fa. Col passare degli anni, però, è nata in me l’esigenza di raccontare una storia di questo tipo che ha come cornice il contesto musicale, quindi ci ho messo tanto del mio, degli incontri che ho fatto e della consapevolezza che ho acquisito in questi anni nel fare musica.”

Tre donne, Verde, giovane cantautrice all’apice del successo, Regina, vecchia gloria del panorama musicale e Anna, il motore, in senso letterario, della storia.

La musica è l’elemento che fa da cornice a tutto il libro. Il titolo stesso è volontariamente ambiguo per la presenza della parola “organo” che rimanda sia al lato medico sia allo strumento. Il senso è quello di pensare al cuore come un luogo dove risuonano i sentimenti.
In questi anni la musica è diventata uno spazio di grande affermazione della propria personalità, ci siamo allontanati sempre di più da quel tipo di canzoni che raccontano le storie. Pensando anche ai grandi cantautori e alle grandi cantautrici della nostra tradizione italiana ho sentito l’esigenza di creare uno spazio per raccontare una storia fuori dalla musica, perché la musica è ancora una sorta di confessionale per me, mentre la scrittura narrativa poteva diventare lo spazio giusto per parlare di una storia e prendersi tutto lo spazio per farlo.”

La cantautrice bassanese traccia, che tra le pagine del suo primo romanzo, una panoramica di tutte le difficoltà che deve affrontare una giovane artista decisa a fare della musica il proprio mestiere. Insicurezze, sessismo, pregiudizi, critiche e passi falsi sono dietro l’angolo, ma il trucco per non lasciarsi sopraffare è smettere di pretendere da sé stessi la perfezione e imparare ad accettarsi per ciò che si è davvero, fragilità incluse.

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