Donne, libri e lupi: ecco due testi che parlano della donna selvaggia

Recensione a cura di Marta Favini – www.sitodelledonne.comWatch Full Movie Online Streaming Online and Download

Forse non tutti conoscono il mito dell’uomo selvaggio, diffuso soprattutto nel medioevo, che descriveva un essere ferino che perdeva la propria umanità e che veniva sbeffeggiato in feste cittadine cospargendo di pece e piume poveri malcapitati (c’è traccia di questo mito e di questo costume anche in una novella boccaccesca).

Bene, ancora meno conosceranno la mitologia legata alla donna selvaggia, che sprofonda i propri natali però nella notte dei tempi, in quella tradizione che fece della lupa la balia di Romolo e Remo e consegnò all’umanità l’archetipo della donna dolce con i propri cuccioli ma anche terribile con gli estranei.
Voglio parlarvi di due libri che seppur lontanissimi l’uno dall’altro, hanno come soggetto proprio donne così, donne che non si sottomettono facilmente, indomite, coraggiose e spudorate.
In Donne che corrono coi lupi, la scrittrice e saggista Clarissa Pinkola Estès, nonché psicanalista di stampo jungiano, racimola attorno a miti e fiabe provenienti da tutto il mondo, il concetto di donna selvaggia, forza istintuale, creatrice e potente che però viene soffocata da paure, insicurezze e stereotipi. Un libro in grado di cambiare intere generazioni, capace di risvegliare sentimenti sopiti, di guarire molte donne da depressione e solitudine e che ha permesso a molte altre di guardarsi senza sensi di colpa o di realizzare il proprio femminino, come si dice con parola tecnica e un po’ oscena in questi casi. Di questo testo vi consiglio la versione aggiornata del 2010, sì perché dopo l’edizione degli anni ’90, la psicanalista e ricercatrice ha proseguito il proprio lavoro di indagine aggiungendo tasselli importanti.

L’altro libro che vi consiglio è di una scrittrice italiana che forse ha avuto occasione di leggere il precedente: si intitola “La valle delle donne lupo.
Si tratta di un romanzo di Laura Pariani, ambientato in una valle piemontese di cui è taciuto il nome e che, immerso tra atmosfere dark e oniriche dà vita a donne selvagge in un luogo povero in cui agli uomini tocca il sudore, ma alle donne il dolore e in cui le femmine vivono secondo questa regola: “Vivere da morta. Patire da muta. Obbedire da cieca. Amare da vergine”.
La narrazione parte da uno di quei modi di far ricerca in voga un tempo durante i primi studi di Tradizioni popolari, quando giovani studiosi, armati di un registratore, partivano per posti remoti in cerca dei vecchi conta-fole che raccontassero loro le fiabe di una volta e le testimonianze dei tempi passati. Ecco allora la protagonista della storia recarsi in un paesino abitato da una sola donna, la Fenisia, memoria di quei posti, che racchiude storie di streghe e licantrope, di donne lupo. Una discesa nell’antro del femminile per esplorarne i recessi più nascosti.
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