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Perchè Falcone e Borsellino dovevano morire: i libri che raccontano la strage di capaci

Sono passati vent’anni dalla terribile strage di capaci e ancora la giustizia non è riuscita a fare il suo corso.
In una selezione di libri e saggi abbiamo rintracciato le storie di Falcone e Borsellino, colti nella loro straordinaria umanità, in un affresco che contempla anche la loro vita privata e le loro abitudini da uomini “normali”.
Nel libro “L’altra storia” Laura Anello, racconta la profonda amicizia che legava Falcone e Borsellino.

Molto interessante il libro  “I 57 giorni che hanno sconvolto l’Italia” in cui sono contenute le indagini di un giornalista inglese, che cerca di capire il quadro politico e sociale in cui si è consumato uno degli attacchi dinamitardi più cruenti contro due uomini di giustizia, due simboli forti della lotta alla mafia e contro un paese intero che crede ancora alla giustizia.

I 57 giorni che hanno sconvolto l’Italia. Perché Falcone e Borsellino dovevano morire? di Follain John
“John Follain ricostruisce la dinamica di quegli attentati e l’inchiesta che ne segue: racconta la disperata corsa contro il tempo del giudice Borsellino per scoprire chi avesse ucciso il suo amico, nella consapevolezza tragica di essere il prossimo nella lista”

23 maggio 1992: il giudice Falcone muore nella strage di Capaci, il più cruento attentato dinamitardo organizzato dalla mafia negli ultimi anni, in cui persero la vita anche la moglie Francesca e tre uomini della scorta. Cinquantasette giorni dopo, il 12 luglio, la mafia uccide di nuovo: l’amico e collega di Falcone, il giudice Paolo Borsellino, salta in aria insieme ai cinque uomini della scorta in via d’Amelio, a Palermo. John Follain – giornalista inglese inviato in Italia proprio in quegli anni – ricostruisce attentamente la dinamica degli attentati e l’inchiesta che ne seguì: dalla disperata corsa contro il tempo di Borsellino per scoprire chi avesse ucciso Falcone, nella tragica consapevolezza di essere il prossimo della lista, fino alla straordinaria parabola investigativa che portò all’arresto dei padrini Riina e Provenzano. Ma il libro fornisce anche una visione d’insieme senza precedenti sul modo in cui opera la mafia siciliana, descrivendo nel dettaglio la progettazione e la realizzazione degli omicidi dei due eroici magistrati. Sulla base di nuove ed esclusive interviste e delle testimonianze di investigatori, pentiti, sopravvissuti, parenti e amici, questo saggio racconta minuto per minuto gli eventi che hanno segnato – in maniera irreversibile – il nostro Paese e la lotta dello Stato contro la mafia.

L’altra storia di Anello Laura
“Dal fondo di tutte queste drammatiche vicende affiora potente il sentimento dell’amore che le lega l’una all’altra. Loro sono morti perché noi si possa essere vivi. Perché possiamo accoglierci e riconoscerci a vicenda. Oltre il dolore. Con un amore capace di memoria e futuro”.

Vent’anni dopo, i famigliari delle vittime e i sopravvissuti raccontano le stragi che insanguinarono l’ItaliaUn puzzle di testimonianze che svela segreti, getta nuova luce sull’isolamento dei due magistrati, esplora un dolore ancora bruciante che si declina in rabbia, rimpianto, richiesta di giustizia e di verità. C’è il sopravvissuto Angelo Corbo, l’agente sulla terza macchina di scorta a Capaci che raccoglie l’ultimo sguardo di Falcone sull’autostrada sventrata dal tritolo. C’è Maria Falcone, che ricostruisce la parte privata del fratello giudice, ormai piegato, senza mai arrendersi, dalle calunnie e dalle amarezze. C’è Alfredo Morvillo, il fratello di Francesca, che descrive il clima di isolamento e di invidie al Tribunale di Palermo che precedette la strage del 23 maggio. C’è Manfredi Borsellino, che parla della vita del padre, dall’incrollabile ottimismo all’ultima telefonata tempestosa con il capo della procura, poche ore prima di andare incontro a una morte annunciata. E poi le mogli, i figli, le sorelle e i fratelli dei ragazzi che vent’anni fa morirono in Sicilia per lo Stato. Quello Stato di cui rappresentavano “il volto più vero e alto”, come scrive Luigi Ciotti nella prefazione. Quello stesso Stato che aveva anche un volto diverso, e che, forse, tramò contro di loro.

Le ultime parole di Falcone e Borsellino
“Il vigliacco muore più volte al giorno, il coraggioso una volta sola. L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno. E’ saper convivere con la propria paura, non farsi condizionare dalla stessa. Il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio, è incoscienza”

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ue servitori dello Stato, a vent’anni dalla loro morte. Un omaggio doveroso e un necessario ritorno alle fonti, a ciò che veramente hanno detto e scritto, ora che stanno venendo alla luce quelle verità per le quali entrambi hanno sacrificato la vita.

Visti da vicino. Falcone e Borsellino gli uomini e gli eroi di Viviano Francesco – Ziniti Alessandra
“E’  il racconto di una grande amicizia fra due uomini diversi eppure uguali: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.”

«Sai che c’è? Ora dico che sono monarchico così li mando a fare in culo a tutti». Paolo Borsellino la risolse così, con la solita ironia e con il suo solito modo di fare spiccio, quella “camurria” della politica. Tanti esponenti della Dc, del Psi e del Msi, andarono a bussare alla sua porta per chiedergli di candidarsi. Avrebbe potuto diventare senatore, deputato, sindaco. Ma a lui non importava nulla della politica. Il suo lavoro non lo avrebbe cambiato per nessun altro. E poi i politici gli stavano profondamente sulle palle.Giovanni Falcone e Paolo Borsellino visti da vicino, raccontati da chi, per anni, ancor prima che diventassero i magistrati antimafia che tutti conosciamo, ha vissuto al loro fianco momenti indimenticabili. Colleghi, investigatori e collaboratori ma anche amici veri, che – diversamente da quanto fatto da chi in questi vent’anni si è vantato della loro amicizia – fino ad ora non avevano mai raccontato nulla di quel rapporto così intimo che hanno conservato nei loro cuori. Ed ecco, dunque, Giovanni Falcone con la sua mania per le collezioni di papere e penne stilografiche, con le sue battute di ironia demenziale, con la guerra delle molliche a tavola, ma anche con i suoi amori tormentati e le sue lacrime davanti ai drammi di alcuni dei collaboratori di giustizia che avevano deciso di parlare con lui. Ed ecco Paolo Borsellino, uomo all’antica, dall’umanità travolgente, rilassarsi con la sua piccola barca di vetroresina o a cavallo di una bicicletta, a pesca grossa durante il soggiorno da “recluso” all’Asinara o “in fuga” dalla scorta per una passeggiata notturna a Mondello con l’amico più stretto. è il racconto del volto inedito di due uomini che, sotto l’immenso peso dell’ansia e delle responsabilità della missione che li ha portati insieme fino alla morte, sapevano anche sorridere e divertirsi.

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Un fatto umano: illustrazione speciale per i vent’anni dalla strage di capaci

“Li avete uccisi ma le loro idee camminano sulle nostre gambe”. In occasione del ventennale della morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, gli autori del romanzo a fumetti “Un fatto umano” dedicano un’illustrazione speciale alla memoria dei due magistrati uccisi dalla mafia.
“Sono passati vent’anni dalla morte di Giovanni Falcone, una tragedia che ha segnato non solo la nostra coscienza collettiva, ma anche la storia – quella peggiore – del nostro Paese” racconta Manfredi Giffone, autore e sceneggiatore del fumetto.
“L’esercizio alla memoria diventa utile solo se ci lasciamo contagiare dal coraggio e dalla fiducia nella giustizia che sono stati l’anima del pool antimafia di Palermo. Per questo è importante non dimenticare”.

La graphic novel “Un Fatto Umano – Storia del pool Antimafia”, Manfredi Giffone, Fabrizio Longo e Alessandro Parodi, è un fumetto, un omaggio poetico di grande bellezza, ma anche un racconto politico e profondamente «morale», un vero e proprio viaggio nella memoria e nella Storia, per ricordare e imparare.
In Italia è già alla seconda edizione e quest’anno è stato pubblicato in Francia.

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A vent’anni dalla strage di capaci: le ultime parole di Falcone e Borsellino

Sono passati vent’anni. E da allora la parola MAFIA in Italia ha assunto tutt’altro significato. La morte dei due magistrati, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, è stata una delle stragi più cruenti a cui abbia assistito il nostro paese. Un attentato frontale che ha colpito al cuore della lotta contro la malavita organizzata.

Il 23 maggio 1992 il giudice Falcone muore nella strage di Capaci. Nell’attacco persero la vita la moglie Francesca e tre uomini della scorta.
Il 12 luglio, esattamente 57 giorni dopo, viene ucciso Paolo Borsellino in via d’Amelio a Palermo. Un’altro attacco dinamitardo in cui muoiono 5 uomini della scorta.

Nel libro I 57 giorni che hanno sconvolto l’Italia. Perché Falcone e Borsellino dovevano morire
il giornalista inglese John Follain, che in quegli anni seguiva la vicenda come corrispondente per il suo paese, ricostruisce la dinamica degli attentati e descrive nel dettaglio la progettazione e la realizzazione dei due omicidi.
Follain ha raccolto interviste, dichiarazioni e testimonianze per ricostruire gli eventi che hanno portato alla condanna a morte di due uomini impegnati in prima linea contro la mafia e delinea il quadro d’azione tipico del “modus operandi” della mafia siciliana.

Altro interessante titolo è questo:”Le ultime parole di Falcone e Borsellino” in cui vengono raccolti interventi, interviste e pensieri dei due eroici magistrati.
Il saggio contiene: “La mafia non è invincibile” (1990) e “La mafia come Antistato” (1989 interventi di Giovanni Falcone.
E di Paolo Borsellino “Il mio ricordo di Giovanni Falcone”, intervento del 23 giugno 1992, a un mese dalla strage di Capaci;
“L’ultima lezione”, cioè il discorso agli studenti di Bassano del Grappa (1989);
“L’ultimo discorso” (Marsala, 4 luglio 1992);
“L’ultima intervista” ai giornalisti francesi Fabrizio Calvi e Pierre Moscardo e l’intervento alla Biblioteca comunale di Palermo del 25 giugno 1992, un atto d’accusa sofferto e violento contro alcuni magistrati, definiti Giuda in una sala piena e pietrificata.

BOOKTRAILER del libro: “Le ultime parole di Falcone e Borsellino”

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Imprese da favola, un libro che indaga l’imprenditoria femminile italiana

A cura di  Lana Pegoraro -  www.ilsitodelledonne.it

Un nuovo libro pubblicato da Marsilio indaga il mondo dell’imprenditoria femminile: si intitola Imprese da favola. Viaggio nel paese delle donne che si inventano il lavoro”.
Sì, perché l’Italia non sarà un Paese per donne, ma come certifica questa inchiesta che potete trovare in libreria, è sicuramente un Paese per imprenditrici. Lo avevamo già detto che la maggior parte delle nuove imprese in Italia nate nell’ultimo anno è rosa, questo testo di Angela Padrone ce ne dà un’altra importante testimonianza.

Non solo le donne aprono più aziende, ma hanno anche più inventiva nel farlo. Un boom di piccole e medie imprese femminili che non riguarda una zona specifica dell’Italia, ma che accomuna tutta l’Italia.
1 milione e 400 mila sono le nuove imprese italiane dirette o create da una donna.

La scrittrice le ha scandagliate e ha incontrato alcune “capitane” d’impresa: si tratta di self made woman che svolgono molto spesso lavori un tempo ritenuti da “Maschi” e che si sono messe in gioco per necessità più che per sfida. Oppure sono donne che si sono trovate al posto di guida di una realtà imprenditoriale ereditandola dalla famiglia. Tra loro potrete trovare personalità di ogni genere: carismatiche e decise in grado di affrontare le disparità di genere, o creative ed originali capaci di superare le difficoltà del mercato anche globale e vincere la sfida con le grandi multinazionali esportando all’estero.

E ci sono anche imprenditrici che mirano a fare rete, che hanno l’ambizione di connettere tutte le donne dell’imprenditoria femminile per agevolare il sistema.
Insomma tutto ciò che piace a noi attraverso le testimonianze di alcune grandi donne del Business e degli affari. Delle donne manager incredibili che hanno realizzato delle “Imprese da favola”.

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e-mail: staff@ilsitodelledonne.it

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Ci vogliono le palle per essere una donna, parola di Caitlin Moran

A cura di Chiara Acquafresca – www.ilsitodelledonne.it

Caitlin Moran, classe 1975, ha avuto una vita difficile: primogenita di otto figli Caitlin ha lasciato la scuola a 11 anni e ha iniziato ad arrampicarsi sulla montagna della società arrivando a diventare una editorialista del Times, a sposarsi e ad avere due figli insieme a fama e carriera. In poche parole è una che viene dal basso e si è realizzata, forse perché come dice lei, a 13 anni si è fatta una domanda cruciale: come fi diventa una donna?

Nella sua auto-biografia, “Ci vogliono le palle per essere una donna” la Moran esprime il suo punto di vista sul femminismo, ed espone la sua teoria sulle “finestre rotte”. Certo il femminismo ha fatto benissimo e fa benissimo a parlare di argomenti come il pay eqality e i diritti delle donne, macrosistemi dei diritti, partecipazione alla vita pubblica e via dicendo, ma secondo la Moran deve anche intervenire sulle finestre rotte della vita quotidiana di una donna, il botex, le tette tonde, le labbra rifatte, lo stereotipo televisivo della donna oggetto e via dicendo.
Un libro che consiglio a tutte di leggere, per la personalità virulenta ed esplosiva che salta fuori da questa donna capace di lottare con le unghie e con i denti per farcela, non a diventare qualcuno, ma a diventare donna.
E non mancano le soluzioni a quelli che lei chiama “paternalismi” come quello di mettersi a ridere di fronte agli obblighi comportamentali, estetici e culturali cui oggi una donna è soggetta nella società occidentale.
Perché le donne sono bellissime quando ridono. E perché forse, per cambiare il maschilismo, tutte le donne debbono iniziare ad essere profondamente femministe.

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