Archivi per la categoria ‘Narrativa italiana’

Bianca come il latte rossa come il sangue

Un figlio di un re mangiava a tavola. Tagliando la ricotta, si ferì un dito e una goccia di sangue andò sulla ricotta. Disse a sua madre: “Mamma, vorrei una donna bianca come il latte e rossa come il sangue”. “Eh, figlio mio, chi è bianca non è rossa, e chi è rossa non è bianca. Ma cerca pure se la trovi”

E’ dall’ incipit di questa fiaba presente nella famosa raccolta di Italo Calvino che trae inspirazione il titolo del primo e fortunato romanzo di Alessandro D’ Avenia, giovane insegnante di lettere al liceo e sceneggiatore. Il diario di Leo, il protagonista, si legge velocemente, con una passione e un’ emozione che crescono pagina dopo pagina. Lo stile è sfrontato, pungente, divertente..come lo è un ragazzino sedicenne. Forte della sua esperienza giornaliera tra gli adolescenti, D’ Avenia riesce a scrivere con uno stile puro e vero. Il libro trabocca di tutti quei pensieri, di tutte quelle paure e ambizioni che sicuramente egli sente ogni giorno dalla viva voce dei suoi alunni. Ecco così che nasce un romanzo toccante e intenso quanto semplice e riflessivo. Pagine di vita vera che colgono con forza i sentimenti di un comune sedicenne alle prese con scuola, calcetto, amici, amore..e, impotentemente, alle prese con un disperato dolore. Un ritratto di adolescente diverso dal luogo comune, un ragazzo consapevole alle prese con sentimenti e riflessioni profonde. Un insegnante diverso da tutti gli altri..attento, stimolante, fiducioso nella crescita e nel miglioramento dei suoi ragazzi. Un tratteggio, neanche troppo velato, dell’ autore/professore. Un romanzo in cui si uniscono il bianco e il rosso..il bianco del silenzio, del vuoto..il rosso dell’ amore e della passione..così opposti, a volte uniti..come nella terribile leucemia di Beatrice..il suo sangue rosso che diventa drammaticamente bianco.

Un romanzo da leggere..per farsi coinvolgere, per ridere, per capire..e per piangere..perchè la vita è l’ unica cosa che non si inganna, se tu, cuore, hai il coraggio di accettarla….”

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I maledetti e gli innocenti..il racconto di un dolore

“Il pedofilo del doposcuola. Solo il titolo dell’ articolo mi causò un violento conato di vomito che mi costrinse a sedermi al tavolo della cucina. Per fortuna che Daniele, mio marito, era uscito per andare in università e che i ragazzi erano tutti fuori, Marco e Alberto alla solita partitella di calcio e Sofia, la piccolina, a giocare da un’ amichetta. Mi costrinsi a leggere l’ articolo di quel mostro che conoscevo così bene.”

Milena è una moglie e una madre appagata e felice. Ma la sua serenità viene turbata da un articolo di giornale che, brutalmente, la riporta a trent’ anni prima. A quando è una bambina, indifesa, innocente. A quando la sua infanzia le è stata rubata da quel giovane seminarista la cui foto campeggia ora a fianco di qual maledetto articolo. Trascinata con forza in quel passato volutamente dimenticato, Milena rivive con dolore, ma affronta con coraggio, la sua infanzia violata dal ragazzo che impartiva lezioni a lei e ad altri ragazzini del quartiere. Quell’ ex seminarista tanto innocente quanto maledetto. Innocente perchè egli stesso vittima, da bambino, di vergognose molestie. Maledetto perchè autore, da adulto, di quelle stesse imperdonabili violenze.

Il romanzo è scritto da Francesco Viviano e Alessandra Ziniti, stimati e premiati giornalisti de “La Repubblica”, da anni a seguito delle più importanti inchieste di mafia e dei fatti di cronaca della Sicilia. Già collaboratori e vincitori, insieme, del premio “Cronista dell’ anno” nel 2008, i due autori firmano un romanzo graffiante quanto attuale. Il libro trae ispirazione da fatti realmente accaduti, emersi da un’ inchiesta sulla pedofilia che ha portato agli atti il diario personale dell’ imputato, un uomo prima vittima e poi attuatore delle stesse violenze subite.

Un libro che informa, scuote, fa commuovere e fa riflettere. Assolutamente da leggere per l’ attualità del tema trattato, per la veridicità di una storia tanto dolorosa e drammaticamente vera. Per sapere, per non chiudere gli occhi..per salvare i futuri innocenti..per sperare che non ci siano più maledetti.

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Acciaio..caso pubblicitario o vero cult?

Divisa per una manciata di voti dal vincitore del Premio Strega 2010 Antonio Pennacchi, la giovane autrice piace e fa discutere. Amata dalla maggiorparte dei lettori, che hanno contribuito a fare del suo romanzo di esordio un grande successo editoriale, meno apprezzata da critici affermati come il Professor Belpoliti, docente universitario, scrittore, nonchè stimato critico letterario autore di recensioni e articoli culturali per La Stampa e L’ Espresso. “Un caso da manuale di marketing”..così viene definito da Belpoliti il polverone mediatico e pubblicitario che ha catapultato “Acciaio” ai primi posti tra i libri più venduti degli ultimi mesi.

Il romanzo è ambientato a Piombino, in un marginale quartiere periferico abitato da umili operai, studenti universitari, spacciatori, ladruncoli. Fanno da scenario vie disordinate e degradate,  immensi palazzoni popolari. Silvia Avallone ci racconta la storia della profonda amicizia tra Francesca e Anna, due ragazzine che crescono insieme in questo contesto desolato, fatto di adulti cupi e tristi, ragazzi senza interessi, senza ambizioni, rovinati dalla droga presa come diversivo a una vita noiosa, per dimenticare la disillusione provocata da un lavoro insoddisfacente. Le due ragazze crescono, maturano, si uniscono in un rapporto lesbico..il loro rapporto è fatto di amore, gelosie, rabbia..fino ad arrivare alla separazione. Per Francesca inizia così un periodo difficile e devastante che la spingerà in un percorso autodistruttivo e disperato.

“Acciaio” non è un romanzo facile, non è un racconto felice e spensierato. Racconta di cortili in cui “bambini giocano accanto a ragazzi che spacciano e vecchie che puzzano”, di vite difficili, di uomini disonesti, di padri violenti, di giovani dirottati verso un futuro senza prospettive e senza vie d’ uscita, di morti sul lavoro, della perdita dei valori comuni.

Forse sarà stato spinto ai vertici delle classifiche anche grazie a un buon lavoro pubblicitario, forse confeziona temi “commerciali”. Resta comunque un buon romanzo, dalla narrazione efficace e coinvolgente, che merita di essere letto. Soprattutto dai tanti ragazzini abituati all’ adolescenza caramellata raccontata dagli ultimi bestsellers che tanto hanno spopolato, pur non essendo certo capolavori letterari.

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“Il cimitero di Praga”: il nuovo romanzo di Umberto Eco

A trenta anni di distanza da “Il nome della rosa”, Umberto Eco torna in libreria con un nuovo, straordinario romanzo questa volta ambientato nell’Europa del diciannovesimo secolo. Uscirà ad Ottobre per Bompiani e, dato il grande riserbo di casa editrice ed entourage dello scrittore, si sa ancora molto poco sul suo contenuto. Sarà un volume di oltre 450 pagine, all’interno delle quali viene ricostruito con estrema fedeltà lo scenario storico dell’Europa ottocentesca tra rivolte, cospirazioni e rivoluzioni. Il vero protagonista nella storia è un cinico falsario che, ingaggiato da mezza Europa, si adopera per ordire trame, congiure, complotti e attentati che hanno, di fatto, orientato il percorso storico-politico del Vecchio Continente. Un romanzo sulle pieghe piu’ segrete e inconfessabili della politica di un Ottocento che riverbera una luce inquietante sul tempo in cui viviamo – “L`Ottocento è stato ricco di eventi più o meno misteriosi e orribili: il mistero irrisolto della morte di Ippolito Nievo, la fabbricazione dei Protocolli Dei Savi Anziani di Sion, che hanno poi ispirato a Hitler l’Olocausto, il caso Dreyfus, e tanti intrighi tra servizi segreti di varie nazioni, sette massoniche, cospirazioni gesuitiche….Questo è un romanzo d’appendice dove tutti i personaggi, tranne il protagonista, sono esistiti realmente, compreso suo nonno, autore di una misteriosa lettera all’abate Barruel che ha scatenato l’antisemitismo moderno…” – Umberto Eco

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Canale Mussolini vince il Premio Strega 2010

Vincitore in volata del Premio Strega 2010 sulla “rivale” Silvia Avallone, Antonio Pennacchi ci racconta la quotidianità di una comune famiglia contadina trasferitasi dalla pianura padana all’ agro pontino. I Peruzzi, guidati dal carismatico zio Pericle, giungono, insieme a tanti altri contadini del nord, in queste terre bonificate dalla malaria grazie agli interventi del Duce. Su questo sfondo storico, si snoda la vita quotidiana e così fortemente vera, seppur romanzata, di una delle tante famiglie di coloni sradicate dalle proprie terre e portate, per volere di Mussolini stesso, in queste zone, delle cui potenzialità e sviluppo il Duce era assolutamente certo. E’ lo zio Pericle, convinto fascista, a caldeggiare il trasferimento di tutta la famiglia.. i genitori, i fratelli, le sorelle, le nuore..Figura di rilievo accanto alla personalità forte di Pericle, quella di Armida, la moglie, una donna bella, dal carattere deciso e quella del nipote, Paride, il quale sarà purtroppo causa della sventura che colpirà la famiglia Peruzzi.

Pagina dopo pagina, leggiamo e quasi ne facciamo parte, le vicende di questa numerosa famiglia..ora siamo ai fornelli tra le chiacchiere delle donne, ora siamo al lavoro nei campi con gli uomini..amori, litigi, guerra, una sfortunata sorte..piccoli e magici ingredienti di un romanzo vivo, vero, coinvolgente.

Ultimo di una serie di volumi dell’ autore sessantenne, originario di Latina e con alle spalle un passato da attivo partecipante alla vita politica italiana, “Canale Mussolini” può considerarsi il frutto di un lavoro profondo e articolato, molto sentito dall’ autore che nel romanzo rivive momenti intimi e personali ricordando la madre, colona veneta emigrata, e il padre, lavoratore alla bonifica.

 

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